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3 luglio 2015

Bruno Sanfilippo

UPON CONTACT REWORKED

2015 - AD21 Music,

Bruno Sanfilippo UPON CONTACT REWORKEDBruno Sanfilippo è un pianista 50enne, nato a Buenos Aires ma trasferitosi a Barcellona, di eccellente caratura tecnica e di grande raffinatezza nel tocco che, di lavoro in lavoro, di pubblicazione in pubblicazione, sembra sempre più proteso verso la ricerca di quella che potremmo definire “l’essenza del pianoforte”: cioè la capacità di emozionare, suggestionare, coinvolgere l’ascoltatore anche soltanto semplicemente con due accordi e con il silenzio tra essi, o con la breve reiterazione di una nota, o persino riverberando la vibrazione dei martelletti sulle corde. Se nel precedente album “Inside Life” Sanfilippo arricchiva i propri costrutti mediante il contributo di strumenti ad arco o di sonorità elettroniche, con questo nuovo “Upon Contact Reworked”, che esce soltanto a pochi mesi di distanza dal disco che lo ha preceduto, intraprende un interessante percorso, del tutto diverso. Egli infatti esegue una singola composizione, intitolata Upon Contact, appunto, per solo piano, nella quale la rarefazione delle atmosfere è estrema, dopodichè la affida alle mani di sei sapienti produttori, affinchè mettano in essa il loro contributo. Il risultato è un prodotto concepito e inciso a Barcellona, masterizzato a New York e rielaborato a Tokyo. 

 

La prima delle sette tracce è, ovviamente, così come è stata pensata dall’autore, ed è caratterizzata dall’uso di pesanti riverberi che creano una sorta di legame tra gli accordi, molto distanti tra loro. Questi effetti, sui toni medi, sembrano quasi arrivare a trasformare il suono del piano, conferendogli una solennità quasi organistica. Francesco Giannico fa “precipitare” il pianoforte in mezzo alla strada, converte una traccia ambient in vera e 91YIHSsyHLL._SY470_propria musica concreta: possiamo sentire le voci, i passi delle persone, la vita intorno a ciò che prima sembrava uno studio deserto. Olan Mill segue il percorso nettamente opposto: ricerca la glacialità, enfatizza molto le frequenze basse, rallenta tutto il brano fino a farlo durare 40 secondi in più. Se Giannico trasformava la traccia in qualcosa di “urbano”, Leonardo Rosado sembra portarla in mezzo alla natura, con un lavoro sul fruscio e sui riverberi rovesciati che sembra un vento in un bosco. Jorge Haro è probabilmente colui che si discosta di più dalla traccia originale: i suoi trattamenti elettronici creano loop distorti e taglienti. Dopo la strada, il gelo, il vento, Quivion immerge il pianoforte nell’acqua: il lavoro sugli echi fa davvero pensare a un mondo sommerso, mentre il tutto è circondato dallo sciabordìo dei flutti. Al contrario, in questo caso, la traccia è accelerata fino a durare quasi un minuto in meno. Chiude la rassegna Hior Cronic, con una realizzazione fortemente improntata sulle capacità tecniche del reverse reverb, al quale vengono aggiunte altre elaborazioni elettroniche.

 

Alberto Sgarlato

Uscita: 21 maggio 2015

 

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