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15 gennaio 2016 , ,

Boj & Good People

PLAYBOJ

23 ottobre 2015 - TdEproductionZ / Zimbalam

Boj & Good People PLAYBOJL’Ep “Bourning Of Joy” del 2013 ci aveva lasciato un buon ricordo di Boj, della sua voce potente e flessuosa. A niente era valsa la sua partecipazione al programma televisivo di Rai2 The Voice, il disco ci aveva egualmente intrigato. Così la si attendeva al varco della prova sulla lunga durata, quella della solidità artistica, della concretezza espressiva; al varco non si è fatta attendere ma stavolta non si è presentata da sola. Bojana Krunic, questo il nome di Boj, questa volta ha deciso di manifestarsi insieme alla sua band, i Good People che firmano insieme a lei l’album “PlayBoj”. Il titolo è ben calibrato sulla centralità assunta all’interno del lavoro dalla voce e dalla sensualità di Bojana intorno alla quale sin dalla prima traccia, la titletrack PlayBoj, si avvolge meticoloso l’ordito compositivo. Ciò che immediatamente balza alle orecchie già dopo un primissimo ascolto è la rinuncia a quelle cadenze affettate à la Lauryn Hill che caratterizzavano il precedente reperto discografico. PlayBoj è una sorta di root-funky sghembo e strabico che nel momento in cui fa con ironia il verso al Ghetto anni ’70 ricama a suon di bouzouki una tela sofisticata. Meno coinvolgente la miscela di funky serbo-valdostano di Stay Away che risucchia groove e fiati nel suo stesso grande sbadiglio. Alla abbuffata d’aria generale partecipano anche i fiati degli svizzeri Horndogz che nulla possono contro il groove nu-nu-nu-funky dell’arrangiamento alla New Mastersound.

Ma fortunatamente è solo un innamoramento passeggero, quelle storie che si cancellano già solo con l’assenza del ricordo al quale invece invita la successiva Reason 2 Love You, una ballad classica e gustosa, nella quale Boj, duettando con il cantautore torinese Kiol, dà   libero sfogo alle potenzialità espressive del suo talento cristallino – e non è una metafora. E che non sia una metafora questa presenza potente e sfaccettata della voce di Bojana ce lo conferma il successivo Spread your wings and fly, altra ballad dalla struttura classica impreziosita dalla presenza al sax di Keith Anderson il quale partecipa anche alla successiva Control, una compiacente e piacevole strizzata d’occhio alla disco music e al funky dal facile ascolto. Da questo momento in poi il disco vira verso sonorità più blues passando per Nisi Sam che segna la soglia tra un mondo come testimoniato dal testo in lingua serba, dalle sonorità strampalate e dalla brevità; sonorità più blues che Sexy as Hell e Boom Boom Black provano a capitalizzare in una narrazione sonora coerente. In particolare la seconda  racconta di una felice contaminazione tra blues e pop nella voce di Bojana che stavolta si fa profonda e cangiante. Manca all’appello il riferimento al rock-blues e a una più aggressiva interpretazione che puntuale arriva con Hot Times al quale partecipa Eric Leeds, sassofonista di Prince fino a primi anni ’00. Chiude il disco una cover da Alice Russel: Let US Be Living.
Anche in questa occasione le virtù di Bojana Krunic ci hanno avvinto, così come l’ottimo apporto di una band tecnicamente preparata. La speranza è che la talentusa voce trovi la possibilità di esprimersi in un contesto meno rigido, più aperto alla sperimentazione e meno alla ricerca del consenso.

Luca Gori

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