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19 settembre 2013

Xenia Rubinos

MAGIC TRIX

2013 - Ba Da Bing Records

Xenia_Rubinos-Magic_Trix-FrontalXenia Rubinos è una cantante e tastierista dalle origini in parte cubane e in parte portoricane, che vive a Brooklyn. In “Magic Trix” è affiancata da una formazione multi-etnica decisamente essenziale, che oltre a lei conta soltanto il bassista Adam Minkoff e il batterista Marco Buccelli. A proposito di quest’ultimo, dai ringraziamenti in italiano che la Rubinos gli dedica nelle note del CD si intuisce che i due presumibilmente siano una coppia anche nella vita, oltrechè artistica… Ma questo è un sito di musica e non di gossip, per cui sorvoliamo su questi dettagli poco importanti e soffermiamoci un attimo sulla coppia artistica: infatti dal vivo quasi sempre Rubinos e Buccelli si esibiscono come un duo, rinunciando al basso. Se avete voglia di girare un po’ in rete troverete alcuni loro esperimenti decisamente interessanti, tra cui una cover dal vivo di Psycho Killer dei Talking Heads assolutamente destrutturata e trasformata in laboratorio di ricerca vocale e ritmica. Ma torniamo all’album “Magic Trix”: 12 tracce, quasi tutte scritte dalla tastierista/cantante, tranne Cherry Tree, firmata a quattro mani con Buccelli, e un paio di traditional latinoamericani: Cafe con Leche e Aurora de Mayo.

 

Il sound che pervade l’album è assolutamente essenziale, costruito per far risaltare le straordinarie, davvero impressionanti doti vocali della Rubinos, costantemente assistita da groove incessanti e ossessivi che, di fatto, costituiscono la vera “forma-canzone” presente sul disco, spesso del tutto privi di lavoro armonico. La voce di questa artista, spesso giocata su toni molto acuti, nei suoi passaggi più morbidi e meno spinti all’estremo può ricordare in parte quella di Neneh Cherry, ma è ingiusto fare paragoni, in quanto la personalità di questa giovane artista sudamericana è decisamente spiccata e preponderante. Spesso gli accenti della sua stessa voce, campionati, vengono adoperati per creare nuovi groove, come nell’intro di Ultima, brano che poi si trasforma a tratti in un bizzarro rap, in altri momenti sfoggia melodie quasi da musical. Voce e ritmo, lo avrete capito, sono l’alfa e l’omega di questa opera che, attorno a questi due parametri, evita accuratamente qualsiasi abbellimento o “infiocchettamento” inutile: suoni scarni, brani veloci ed estremamente asciutti, poliritmie e tanta ricerca vocale su di esse. Gli stessi due traditional citati all’inizio, pur conservando un approccio certamente più melodico rispetto alle composizioni originali dell’autrice, diventano pura palestra per dare spazio alla sperimentazione.

 

Alberto Sgarlato

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