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29 ottobre 2016 ,

The Black Crown

FRAGMENTS

2 settembre 2016 - Autoproduzione

Si sta all’ombra di una torre fatta di spigoli, con un riffing che ha l’affilatura di una dark wave prestata all’Era Tecnologica di Tool e Nine Inch Nails, attraversata da scosse elettroniche come nuvole in tempesta e intromissioni di rumore percussivo per aborigeni metropolitani e post-industriali, che emergono senza veli in Icona.
Umore cupo (quasi drammatico in Feed), prestiti dal piombo e dal fango dello sludge, un occhio alle sdrucite trame del grunge più esposto al testosterone. Ma la melodia non manca, ed emerge in chorus accattivanti e rime spesso azzeccate. La tecnica è salda, il sound tridimensionale; l’intro di Wheel, che da una ragnatela di fil di ferro arriva a spalancare un riffone tonante, è da manuale del metal alternativo sì, ma abbastanza levigato da trovare spazio anche negli scaffali di chi non ritiene i Neurosis divinità supreme.
Dietro al power trio italo-inglese c’è la regia del chitarrista napoletano Paolo Navarretta (Mustywig, Waiting Room) che con innegabile passione ha curato ogni aspetto del lavoro, dalla scrittura, alla produzione fino ad un artwork di incombenti architetture in vetro ad acciaio, l’incarnazione di una heavy music solida ma tagliente. Assieme a lui Scott Haskitt alla batteria e Fulvio Di Nocera al basso: un rock cingolato a cui manca solo la Scintilla di Diversità per affermarsi come meritano. Time is on their side.

Giovanni Capponcelli

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