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20 novembre 2013 ,

The Suspicious Three

We are U.F.O.

2013 - Autoproduzione

threeC'era una volta il Rock n'roll, quello suonato in maniera sanguinolenta e violenta. Crudo, senza tanti giri di parole (e di chitarra), c'era una volta quel tipo di spirito che moriva disteso in un palco, solo quando era al limite delle proprie forze, solo quando si rompevano tutte le corde. C'era una volta e per fortuna si trova ancora in giro, quando ti imbatti nell'ascolto di questi Suspicious Three, un gruppo che ti sforna una serie di riff  sporchi e sudici in dieci brani claustrofobici, facendoti balzare direttamente dalla sedia in preda a raptus di air-guitar, per  fermarti solo quando la musica finisce. Qui si parla di una produzione che rifà in tutto e per tutto a sonorità tipicamente vintage, nel senso vero e proprio della termine. Suoni minimali, ma curati in ogni particolare. Chitarra e basso che si mescolano e si confondono, suoni puliti suonati al limite del possibile che diventano distorsioni pachidermiche, wah-wah che scivolano via nel mare di rullate e tom che esplodono in mille pezzi. Una mazzata tra capo e collo, un disordine totale di neuroni bruciati da un rock acido e frenetico, che per diversi motivi ripesca tutto quello che di meglio è venuto fuori da quello hanno predicato per anni certi illustri signori, che grondavano litri di sudore sopra i palchi, nella metà degli anni '70. Si parla dell'alta scuola dei dorsi nudi, dei capelli lunghi e del fanatismo che vuole “sesso, droga e rock n'roll” come inno che racchiude tutto il necessario. C'è l'arrogante maestria degli Stooges, la prepotenza degli overdrive degli MC5 e anche la psichedelia introversa dei Mudhoney. Insomma, questo è un prodotto discografico che scotta come lava che cola lentamente nelle orecchie, non c'è altro da aggiungere. Dieci tracce che puzzano di sudore e bourbon, prendete in considerazione questo disco e non ve ne pentirete.

 

Luca Fiorucci

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