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10 ottobre 2017 ,

Walden

WALDEN

17 febbraio 2017 - Autoproduzione

Il progetto Walden nasce tra le paludi pontine e di queste mantiene una certa melmosa consistenza sonora. La palude per Walden è una speciale disposizione dell’anima che trova la capacità di espressione a cavallo tra i Pink Floyd e i Massimo Volume, in una ossessiva ricerca di ispirazione e rispettosa distanza. Sorprende la capacità di accarezzare più dimensioni della materialità sonora che acquista una asciutta potenza che colora tutto il disco di una evidente propensione post-rock. Walden sceglie la declamazione per manifestare la propria meraviglia di fronte all’ordinario, e Scoperta è una narrazione lucida dello scacco imposto dallo scomparire quotidiano delle più incrollabili certezze. “Walden” è una ricognizione per musica e parola della quotidiana disgregazione esistenziale, troppo banale anche solo per essere notata. Alberto dalla Libera, che scrive testi e musica per Walden, celebra in un crescendo - forse troppo - espressionista (La Mattina in Cui Ho Ricominciato a Vivere) gli spostamenti minimali che generano i grandi rovesciamenti. Lascia tuttavia perplessi l’uso monocorde della voce in funzione declamatoria che spesso non permette il libero dispiegarsi delle potenzialità artistiche dei brani, come succede in modo pittosto evidente con la conclusiva Niente. Il lavoro di Walden è costruito per incuriosire e, in questo, coglie nel segno lasciando presagire delle notevoli potenzialità da articolare accanto ad alcune ingenuità esistenzialistiche decisamente da evitare. 

 

Luca Gori

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