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18 settembre 2015

Gonzaga

TUTTO È GUERRA

3 settembre 2015 - Autoproduzione

Gonzaga TUTTO È GUERRAQuando ci si trova davanti a un titolo come “Tutto è guerra” è inevitabile avvicinarsi con una certa ansia: la paura della provocazione rumorista fine a sé stessa o del caos volontario inizia a prendere forma… E invece, mettendo il CD nel lettore, fortunatamente tutte le paure si dissipano. La proposta musicale di Gonzaga, trio di Lucca formato da Angelo Sabia, David Martinelli e Giacomo Galligani è decisamente ghiotta, intelligente e sofisticata. Linee di basso discendenti neanche troppo lontane della new-wave, un drumming colorito e tribale, sovente fatto più di tamburi che di piatti, arpeggi chitarristici asciutti e qualche divagazione lisergica (persino con influenze floydiane, ascoltare la title-track che profuma tanto di Us and them per credere, ma anche le slide guitars nell’opener Via Maldonado) supportano dei testi bellissimi, pieni di messaggi, che spaziano dalla politica alla società, fino a esplorare varie forme di disagio interiore dell’individuo. 

 

Parti vocali che non possono impedirci di pensare immediatamente al trait-d’union con un altro grande toscano, quel Federico Fiumani dei Diaframma che da oltre trent’anni ormai rappresenta la più nobile alternativa italiana al miglior cantautorato, il perfetto connubio tra poesia e urgenza post-punk; eppure, in certe linee melodiche, nonostante il supporto strumentale sia totalmente diverso, ascoltando la voce vengono in mente estemporanei paragoni con personaggi totalmente diversi, come Morgan e Giovanni Lindo Ferretti, prima che l’uno iniziasse a puntare più sugli scandali televisivi che sulla musica e l’altro decidesse di rifugiarsi sull’Appennino in preda a un del tutto inaspettato misticismo. A prescindere dai maestri più o meno evidenti e dai vari modelli di riferimento, il disco dei Gonzaga è bello. I tre sanno scrivere canzoni, sanno arrangiarle e ben coniugano irruenza sonora e gusto melodico, rabbia esplicita e un più sussurrato intimismo. E nonostante l’inevitabile scarnificazione data da una formazione a soli tre elementi, la ricercatezza nei dettagli e negli arrangiamenti fa si che nelle 12 tracce si percepisca anche una godibile varietà compositiva.

 

Alberto Sgarlato

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