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26 novembre 2015

Francesco Vannini

TORNANDO A NOI

21 ottobre 2015 - Seahorse Recordings

Francesco Vannini TORNANDO A NOIFrancesco Vannini è un artista poliedrico e multiforme che nella vita ha fatto veramente di tutto: ha tributato De Gregori, Battisti e Ivan Graziani, ha studiato pianoforte fino al quinto anno di conservatorio, ha imparato numerosi altri strumenti da autodidatta, ha suonato in una band dal divertente e azzeccato nome di Marcello e i Qualsiasi, ma soprattutto scrive canzoni e, grazie a queste canzoni, si è già aggiudicato diversi premi in alcuni tra i più blasonati concorsi musicali in tutta l’Italia. Il titolo dell’album, “Tornando a noi”, sembra quasi un'autoincitazione a voler ritrovare il proprio sé, l’essenza della sua musica, il suo linguaggio, dopo esperienze così diverse tra loro. E, infatti, è proprio così: nel disco fanno certamente capolino le influenze che hanno punteggiato tutta la sua crescita musicale, ma al tempo stesso l’autore mostra al mondo la propria personalità, forte come non mai.

 

Esempio lampante è la dolcissima Le mongolfiere, che apre il disco e fin dalle prime note della melodia vocale evoca quel De Gregori che sempre e da sempre aleggia sulle spalle del Vannini, ma spiazza con quell’atmosfera un po’ “sghemba”, surreale e stralunata che evoca a tratti un Niccolò Fabi, ma qua e là persino il Samuele Bersani più ispirato. Tutti paragoni in linea di massima, sia chiaro: perché Vannini, come già detto, è Vannini e basta. Una certa “parentela” con De Gregori emerge anche in Il viaggio, che vede come ospite un grande cantautore e chitarrista, Goran Kuzminac, scoperto proprio da De Gregori negli anni ’70. Questo duetto va anch’esso ascritto tra le vette del disco. Interessante notare, all’interno dell’album, una sorta di “mini-concept”, che non coinvolge tutte le tracce, ma soltanto tre: esse si intitolano L’uomo che sapeva troppo, Prima o poi e Un uomoqualunque e assieme vanno a formare quella che l’autore ha chiamato La Trilogia dell’Uomo Giusto. In esse emerge tutta la sicilianità di Vannini: le prime due, infatti, parlano di mafia, del pericolo di “sapere troppo” e della mostruosità del pizzo. L’ultimo dei tre brani è dedicato a Giorgio Perlasca, ancora oggi ricordato per il suo eroismo antinazista, che gli permise di salvare migliaia di persone dai campi di concentramento. Concludendo: un ottimo album, scritto, arrangiato, cantato e prodotto benissimo, che merita di essere annoverato tra le più interessanti pubblicazioni cantautorali dell’Italia odierna.

 

Alberto Sgarlato

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