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13 giugno 2016

Med Free Orkestra

TONNOSUBITO

22 aprile 2016 - iCompany

Il format della big band multietnica riscuote ormai una buona popolarità, anche e soprattutto per la sua indubbia presa live, una musica energica che fa del ritmo e della capacità di suscitare balli collettivi e festaioli il suo punto di forza. Nel caso della Med Free Orkestra abbiamo un collettivo di ben 17 musicisti di stanza a Roma, ma provenienti da luoghi e tradizioni musicali molto diversi, accomunati dalla voglia di fare musica, una musica coinvolgente che trasmetta voglia di stare insieme, di vivere in comunità, ma anche una musica che affronti, attraverso i testi, i problemi di un'epoca difficile, ingiustizie e disuguaglianze. Musicalmente la scommessa, riuscita, è quella di mescolare tradizioni e generi musicali diversi, una world music in cui il richiamo al Mediterraneo oltre che geografico è soprattutto metafora di un luogo che raccoglie e stratifica tutti i sud del mondo. Non altrettanto però si può dire dei testi, non sempre all'altezza della proposta musicale, il puntare spesso sull'ironia non sempre si rivela una scelta azzeccata e ogni tanto un po' di rabbia e il fare emergere un maggior spirito ribelle non avrebbero guastato, anzi.

 

Ma vediamo nel dettaglio, le canzoni, come già detto, si muovono fra diversi generi musicali, spesso mescolandoli anche all'interno di un'unica canzone, come nel caso di Esperanto che si presenta come un coacervo di stili e ritmi. Una forte propensione allo ska in salsa balcanica fa vibrare Balla, un bel brano che ben incarna lo spirito bandistico dell'Orkestra, e Mamma Ha Detto Andiamo Al Mare, che usa l'ironia, non sempre felice, per raccontare il dramma dei barconi degli immigrati. Sapori tropicali fanno capolino in Meglio Cantare non sempre riuscita nel dosaggio degli interventi vocali dei vari membri della band e non sorretta da un testo che risulta alquanto scontato. Meglio la scanzonata Marika sorta di rifacimento parodistico in chiave ska del classico Mamma Mia Dammi Cento Lire e soprattutto Flor de Amor, una creatura spuria rispetto al resto del disco, una dolce e bella canzone che si rifà alla tradizione melodica popolare italiana, condita dalla malinconia del fado e impreziosita dalla partecipazione del duo femminile As Madalenas. Rap e reggae si mescolano in Social rappata da Piotta e con la partecipazione ala tromba di Fabrizio Bosso, mentre Try It è un reggae lento che strizza l'occhio al soul e insieme a La Sposa in Nero, bizzarra e cupa dichiarazione d'amore, mostra il lato più pop della Med Free Orkestra. Kemo Sanyang e la finale ghost track intingono la loro musica nella tradizione africana. Un album con luci e qualche ombra, ma sempre godibile.

Ignazio Gulotta

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