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16 ottobre 2016 , ,

Nadsat

TERMINUS

21 marzo 2016 - Autoproduzione

Dietro il nome Nadsat si cela un duo, costituito dal chitarrista Michele Malaguti, che manipola anche un po’ di campioni e di altre diavolerie elettroniche, ed il batterista Alberto Balboni. Ospite speciale in veste di voce narrante nel brano d’apertura Kepler-452B è Gianni Pedretti. Le prime parole che aprono l’album ci lasciano intendere che siamo di fronte a un concept-album a tema fantascientifico, come si può intuire anche dalle successive Landing e Ares-3.

Come sempre avviene con gli EP, cinque soli brani per più o meno 20 minuti complessivi di durata sono troppo poco per giudicare le reali caratteristiche e potenzialità espressive di una band. Possiamo dire che siamo di fronte a un math-rock molto ben suonato, costruito sugli unici due strumenti che costituiscono il sound della band, per cui numerose sovrincisioni di riffs e arpeggi chitarristici ben sorretti da un solido drumming dalle figure complesse, capace di riempire molto bene una soluzione d’arrangiamento così essenziale. L’essenzialità del post-rock incontra l’irruenza delle correnti più estreme del metal moderno, in un mix nel quale i Don Caballero si impastano con i Mars Volta, con lo spettro sempre presente delle incarnazioni più sperimentali del Re Cremisi che veglia da lontano.

Si tratta di un genere che negli ultimi due decenni a livello underground sta facendo sempre più proseliti, forse più tra chi suona che tra chi ascolta, trattandosi di una musica, come dice il termine stesso di “math-rock” basata su formule e geometrie che appagano la mente di chi compone questi puzzle sonori, lasciando agli ascoltatori l’arduo compito di districarli.

Alberto Sgarlato

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