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29 gennaio 2017 ,

Shapeless Void

TELEMA

8 novembre 2016 - Autoproduzione

Ipocondriache sonorità post-punk e riverberi pop in una sorta di contrasto tra ombra e luce, illusione e disincanto. Partendo dall'analisi di queste perpetue antitesi, all'inizio del ventesimo secolo, l'occultista anglosassone Aleister Crowley elaborò Telema, pensiero filosofico incentrato sulla capacità umana di trascendere i propri confini al fine di auto-realizzarsi. E' proprio da questo suggestivo concetto che trae ispirazione la seconda autoproduzione targata Shapeless Void; formatasi nel 2012, il quartetto di origine lombarda composto da Matteo Marcheselli (basso), Marco Turra (chitarra e voce), Tommaso Gavazzi (chitarra) e Diego Pellegrini (batteria) dopo essere entrato a far parte dell'associazione culturale Volume Up Agency Music ed aver preso parte al Rock Contest fiorentino di Controradio, ritorna alla ribalta in questi giorni per rilasciare l'inedito EP a due anni di distanza dal debut act "Oberheim".

 

Registrate e mixate su nastro analogico presso lo studio bresciano T.U.P. le quattro tracce che compongono “Telema” rappresentano l'ideale secondo capitolo dell'extended play d'esordio, proseguendo la rivisitazione e la perlustrazione dell'underground UK di inizio anni ottanta non disdegnando incursioni minori nel susseguente britpop. Già dai primi battiti dell'opener Black Candles lo scenario che appare ai nostri occhi (o meglio alle nostre orecchie) si colora di cupe rifrazioni, sonorità tipiche new wave. In lontananza, tra ritmiche essenziali e prepotenti linee di basso, aleggiano ombre di Killing Joke, Echo & the Bunnymen e Joy Division; un canovaccio ben collaudato, consolidato nei successivi brani in scaletta (Feelings, Crawling Walls e White Pond) dal quale affiora l'apprezzabile feeling dell'ensemble. Convince il cantato rigorosamente in inglese, elemento inderogabile della carta d'identità artistica dei Shapeless Void, in un lavoro dal taglio ridotto che lascia intravedere spiragli interessanti per progetti futuri più complessi. Appuntiamoci quindi il moniker di questa giovane band bresciana restando in attesa di buone nuove. 

 

Alessandro Freschi

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