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18 marzo 2018

Leonardo Gallato

TACET

25 Gennaio 2018 - Autoproduzione

Non è il “solito” cantautore Leonardo Gallato, anche un poeta visto che ha esordito pubblicando la raccolta di poesie “Silenzi”, che ha poi trasformato in spettacolo musicale. Quindi, niente musichette asfittiche, proclami solipsistici, tarantelle scipite. No, qui si suona sul serio, e c’è poesia vera. L’autore è decisamente siciliano, di Rosolini, per la precisione, decisamente giovane (1990) e ha le idee decisamente chiare anche sulle influenze che stanno alla base del suo modo di comporre, visto che al primo posto fra queste cita Jeff Buckley, ma anche la sua conterranea Rosa Balistreri, De Andrè, Pino Daniele e persino Tchaikovsky. Sceglie di cantare nel dialetto natìo quasi tutti i pezzi. In merito lo stesso Gallato dichiara, a nostro avviso giustamente, che si tratta di una scelta personale che non inficia affatto la comunicazione che si crea con il pubblico, affidata più epidermicamente alla musica. Infatti, ed è ciò che ci ha più colpito in questo esordio discografico, circonda i suoi scritti di un tappeto sonoro di grande qualità, grazie alla sua chitarra, a quella di Claudio Covato, ai sax di Giulio Gianì e alla sezione ritmica composta da Salvatore Innorcia al basso e da Daniele Di Pentima alla batteria. Dunque, una formazione “completa”, in grado non solo di accompagnare la voce educata di Gallato, ma di produrre un suono personale, dinamico, che riesce a riempirsi di suoni acustici ed elettrici, a cavallo tra il folk, il rock, il jazz. Basta sentire il bridge del singolo Vientu, un possente unisono di chitarra elettrica e sax distorto, per capire di cosa stiamo parlando. Ed è solo l’inizio, l’album prosegue con altre dieci canzoni senza cadute di tono, a comporre un lavoro maturo, decisamente notevole.

Luca Sanna

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