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23 luglio 2012

Thee Jones Bones

STONES OF REVOLUTION

2012 - Il Verso del Cinghiale/Goodfellas

Thee Jones Bones “STONES OF REVOLUTION

Ci sono 'sti quattro ragazzi di Brescia, con tutto un entourage di amici musicisti, che vanno in giro dal 2001 e, con questo, hanno inciso quattro dischi. Ora, ammetto la mia colpa, ma prima di qualche settimana fa non ne avevo neanche sentito parlare. Beh, mi son perso qualcosa, perchè questo qui è uno di quei dischi che ti riconciliano con la musica e magari anche con il mondo, quello di oggi che a noi figli degli anni '70 pare grigio e senza futuro. Si, perchè la musica che si sprigiona dai miei vecchi coni affonda le sue radici nei profondi, beneamati seventies, quelli di “Exile On Main Street”, di “Quadrophenia” e forse anche un po' più indietro, all'epoca del “White Album”. Son paragoni impegnativi e infatti di paragoni non si tratta: è un modo per spiegare l'approccio musicale e sonoro dei nostri, un rock blues viscerale e potente, se vogliamo anche derivativo, ma diceva Frank Zappa, 'le note sono sette...'

 

E allora godiamocela, a partire dagli arpeggi acustici dell'iniziale Free, che confluiscono nell'intro possente di Alright For You, su cui aleggia lo spiritaccio del vecchio Keith (Richards, of course), negli accordi “grossi” di Out Of Sync, bisbigliati nell'orecchio di Luca Ducoli direttamente dal buon Pete (Townshend, ovviamente), nell'heavy blues di All For The Money. Poi arrivano Help Me, con tanto di fiati e cori southern rock, il boogie pesante di Lost Cause, Leave This City, cavalcatona blues di sette minuti a base di slide guitar, l'arpeggio molto beatlesiano di Everything, e le ultime tre, Thinkin' About, Weekly In Love e Woody's Love, in salsa rollingstoniana anzichenò. Finisce così una piacevole oretta di puro rock, di quello onesto e giustamente rumoroso, senza voli di fantasia, ma con tanto cuore, dedicato, dicono le note di copertina, 'ai rockers, a quelli che credevano, ancora credono, a quelli che crederanno nella rivoluzione nella musica rock'. Bravi ragazzi.

Luca Sanna

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