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8 febbraio 2018

Telegraph Tehran

SPETTRI DA SCACCIARE

6 dicembre 2017 - Autoproduzione

Anche i Telegraph Tehran cadono nell’inconsapevole trappola del “non so se fare rock o musica leggera” ibridando così il loro sound cantato in italiano di momenti rockeggianti con melodie orecchiabili e fin troppo leggere. Dell’influenza shoegaze citata nelle note di accompagnamento non si riesce invero a trovare traccia, rischiando così di far assomigliare i tre ragazzi bolognesi più ai gruppi mainstream italiani di un certo successo commerciale che a quelli che promulgano una purezza del rock senza se e senza ma.

Qualche momento di discreto cantautorato italiano viene, in parte, qua e là alla luce (Solea, La tua immagine), ma non basta; riff, parti vocali e i brevi e rari soli chitarristici (Il sentimento del tempo, Un abisso che ci scopre) sono più da scuole elementari che da università del rock e la risultanza è quella di essere troppo duri (ma neanche tanto) per un pubblico mainstream e troppo morbidi per i cultori rock. L’inutile minuto e mezzo di silenzio prima della cosiddetta e desueta traccia fantasma (ma esiste ancora? E se è citata in copertina che senso ha?) a forma di superflua bonus track, qualche enfasi di troppo (Sogno nostop), testi non proprio originali e la produzione non del tutto brillante non aiutano a raggiungere la sufficienza. 

 

Maurizio Pupi Bracali

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