fermoposta.it → inviati dalle band
Migliora leggibilitàStampa
2 Aprile 2015 ,

The Groove SOUL FARM

2015 - Autoproduzione

The Groove SOUL FARMDopo un EP autoprodotto risalente al 2012, la band piacentina pubblica il suo primo album intitolato “Soul Farm”. Il disco rappresenta il risultato di una gestazione durata più di due anni, avviata grazie all'incontro con Alberto Callegari degli Elfo Studio di Tavernago, il quale si occupa degli aspetti tecnici della produzione dell'album e propone l'inserimento di una sezione di fiati che diventerà l'elemento di svolta del suono di Soul Farm. La band è composta dalla cantante Stefania Savi, da Gian Marco Mento alle chitarre, da Riccardo Grandi al basso, da Enrico Lucenti alle tastiere e da Andrea Tutino alla batteria, oltre ad una sezione di fiati costituita da Paolo Griggi, Angelo Paganini e Giovanni Sgorbati. Il disco si propone come un concept che parte dalla semantica di “anima” per richiamare una ontologica natura animale dell'umanità e la complessità delle relazioni tra gli uomini. In questo senso la duplice natura animale e metropolitana è ben rappresentata dalla bella copertina realizzata da Riccardo D'Amaro e ispirata dal fotografo irlandese Jason Mc Groarty. Tuttavia, nonostante l'apparente seriosità dell'ispirazione, i brani scorrono freschi, attraversati da una serie di rimandi che vanno dal soul al funk, al blues sino ad approdare inaspettatamente sulle rive del dub. Basti ascoltare l'iniziale Mole Hill che parte con un bel riff di chitarra a cui si aggiungono i fiati sostenuti da una sezione ritmica asciutta. Se azzeccato è il funky morbido di Billy Goat, Lion Share si candida ad essere una delle tracce più interessanti del disco, grazie ad un arrangiamento per nulla banale e alla voce a tratti graffiante di Stefania Savi. Da segnalare l'esplosione di groove in My brain is a crazy money in cui la chitarra si fonde con i fiati sino a prendere il sopravvento e Jellyfish con un ritornello catchy che entra facilmente in testa. L'unico limite di Soul Farm è la percezione di una potenzialità che rimane ingabbiata nel timore di osare e di una produzione un po' troppo “italiana” e levigata nei suoni. Al netto di ciò, l'album della band piacentina è un esordio che lascia senza dubbio sperare bene per il futuro.

Giuseppe Rapisarda

Audio

Video

Inizio pagina