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17 settembre 2014

Sergeant Hampster

SERGEANT HAMPSTER

2014 - Tone Deaf Records

Sergeant Hampster SERGEANT HAMPSTERDebuttano i palermitani Sergeant Hampster per l’etichetta della loro città la Tone Deaf, che sta proponendo meritevolmente molte cose interessanti prodotte dalla città siciliana. La band esiste dal 2007, ha già pubblicato un ep, ed i musicisti coinvolti non sono dei novellini, sono da tempo attivi sulla scena con progetti personali e partecipazioni a gruppi di diversa matrice stilistica. Di Giorgio Trombino, qui chitarra, flauto, voce, programming, abbiamo parlato in occasione dell’ottimo album  “You Know It” uscito con il moniker Furious Georgie, un album di psych-folk, dolce e malinconico, accanto a lui il fratello Simone alla voce, Silvio Punzo al basso e Claudio Mangiapane alla batteria, tutti con esperienze in band come Haemophagus, Elevators To The Grateful Sky, Undeed Creep, dedite a varie declinazioni dell’universo metal.

 

“Sergeant Hampster” convince con la sua mezzora di musica tirata, furiosa che colora il sole siciliano del rosso fuoco psichedelico del deserto americano, quindi stoner e Kyuss, ma non solo, perché nelle dieci tracce, tutte abbastanza brevi, fra i due e i quattro minuti, i nostri miscelano influenze diverse che affondano le loro radici fin negli anni settanta. I Black Sabbath affiorano nei riff di Space Duck o di Firmament’s Way, mentre i Blue Cheer hamsterappaiono una sorta di nume tutelare di un rock’n’roll sanguigno e potente intriso di maledizione blues che innerva il disco. Lo space rock psichedelico alla Hawkwind, declinato in torbide atmosfere, ispira in particolare lo strumentale Subversive Intermission e gli altri brani a tematica spaziale (Space Duck,  Firmament’s Way, Universe Ride), mentre l’ottima Sleepless conquista con le sue paranoie grunge. Il risultato finale è un album di ottimo rock’n’roll, acido e corrosivo, ben prodotto, ben suonato: eccellenti gli assolo di chitarra, con una ritmica potente oscillante fra l’impetuoso e l’ipnotico, e una voce che disegna inquietudini, scenari psichedelici e spaziali, rabbia. I testi, tutti in inglese, parlano di abbandoni, di fughe, di ricerca, di smarrimento, vicini in questo ai concittadini Kali Yuga, «Will you try to stop me before I leave this place? Will you cry out to me when you’re stuck in a daze? Will you regret your past and try to hide your fears? And who will take a stand when the end draws near?», questi versi della conclusiva Far And Gone rendono bene l’idea delle tematiche del disco.

Ignazio Gulotta

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