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21 marzo 2017

[Kaiser(Schnitt)Amboss/Laszlo]

ROCK’N’ROLL HOLE OF FAMINE

2016 - Urdrum M&A

Abbiamo più volte sottolineato come, purtroppo, tanti artisti impegnino la loro fantasia più nella scelta di assurdi moniker e ragioni sociali complicate (il più delle volte impronunciabili e tortuose da scrivere), che nella musica proposta nei loro CD. E’ anche il caso di questa bionda e lungocrinita signorina che oltre a farsi chiamare in modo macchinosamente bizzarro, nei trentaquattro minuti di quest’album sciorina una serie di otto canzoncine per sola voce e chitarra elettrica entrambe naturalmente sovrancise più volte per ottenere un effetto più pieno e corposo.

 

L’avarizia di informazioni di cui si circonda la cantachitarrista volendo, forse, creare un alone di mistero intorno alla sua figura (vedere le inutili info sulla sua pagina facebook) indurrebbe anche noi ad essere avari di parole sull’operato di costei, però essendo l’album non privo di interesse, bisognerà comunque dire che non è spiacevole l’ossessiva ripetitività e la lineare progressione continua di quasi tutti i brani ai quali si potrebbe attribuire la definizione di “ballate sperimentali”. Sì, perché la linearità che si diceva viene spesso spezzata da spigolosi frammenti psichedelici (Disco Dog, Theoria/Riding, Bloody Spook), da lontani echi blueseggianti (Virgin Field che vede ospite alla seconda chitarra tale Federico Bonazzoli) e da sentimenti più acustici e intimistici (Woo Da Who). Non un album spiacevole dunque, che dietro l’elementarietà apparente delle canzoni, nasconde una bizzarria godevole e qualche piccola invenzione sonora; situazioni apprezzabili senz’altro più dello stravagante e cervellotico moniker dell’italianissima Cecilia Godi che continuiamo a deprecare.

Maurizio Pupi Bracali

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