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13 aprile 2017

Sergio Spampinato - Giuseppe Spina

REFLUSSI

2017 - Autoproduzione

sergioViene da Catania questo disco registrato e autoprodotto da Sergio Spampinato, chitarre ed effetti, e Giuseppe Spina, piano. “Reflussi” è un disco di musica sperimentale basato sul dialogo/contrasto fra il piano, suonato con uno stile ispirato al minimalismo, e le chitarre e gli effetti che creano drones ipnotici e rumorismi vari. Una musica che solo raramente ricorre a una pur spartana ed essenziale melodia, Dei interdetti, e soprattutto nella conclusiva e, finalmente, rilassante Restituiti al sonno (l'unica felicità dei miserabili), un titolo che già di per sé chiarisce il tipo di atmosfere e di mood che troviamo in “Reflussi”.

Già, i titoli a leggerli rimandano a una sorta di gioco dadaista e giocosamente provocatorio, che anche qui, come nella musica gioca sul duplice piano del fisico, direi anzi del fisiologico gastroenterico, e del cerebrale. Ecco così che scorrono titoli bizzarri, alcuni invero geniali: Ponte su coscienza reflua, Dalla guerra al grasso, Pausa (amaro dell'Etna), Le budella di Buster Keaton ( o le interiora della slapstick), Il meteorismo di Erik Satie. Un intento irriverente e ironico che appare qua e là a punteggiare le tracce e che non è affatto insolito alle latitudini a volte impervie della musica e dell'arte sperimentale.

 

sergioQuesto primo lavoro di S. Spampinato (nella foto a destra) e G. Spina (foto sotto a sinistra) è infatti un disco sicuramente di non facile fruizione, ma non per questo, restando nella metafora gastrica richiamata sin dal titolo, di ardua digestione. Così il pianismo nervoso, spesso Spina batte un solo tasto con piccole impercettibili variazioni di intensità (Budella, Acqua e alloro, uno dei brani a nostro giudizio più riusciti), crea, unitamente alla rarefatta chitarra e agli effetti orchestrati da Spampinato, inquieti paesaggi a bassa turbolenza (Meteorismo), intensi e nervosamente magmatici pattern (Ricurvi sulla macchia), accumuli di drone nella già citata Dei interdetti, atmosfere spettrali e nichiliste, giuseppecaotiche nel flusso dell'improvvisazione nella lunga Pereat Mundus, il brano in cui è maggiore l'influenza dell'improvvisazione radicale di matrice jazz.

Reflussi” è un lavoro inquieto, a tratti torbido, nel suo rimestare dentro uno dei luoghi sacri del nostro vivere corporale: la digestione, con i suoi borborigmi, le sue eruttazioni, i suoi spasmi, evocati con irriverente leggerezza dalla chitarra di Spampinato, tanto alla fine dei solchi basterà ricorrere al miracoloso infuso di acqua e alloro per dimenticarci, almeno per un momento, del nostro inquieto organismo.

Ignazio Gulotta

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