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27 dicembre 2016 , ,

Gli Altri

PRATI, OMBRE, MONOLITI

18 ottobre 2016 - Burning Bungalow/DreaminGorilla Records/Smartz Records and others

 

L’hardcore potrebbe essere troppo impegnativo per i deboli d’udito: ripiegare per un sound che lascia uno spiraglio aperto ai violini elettrici e a giri di chitarra post-rock sarebbe una scelta adeguata per un viaggio d’iniziazione verso questo genere. “Prati, Ombre, Monoliti” della band savonese Gli Altri potrebbe essere una tappa raccomandata per questo percorso, ma adesso basta con i condizionali. Gli Altri prendono forma nel 2009 a Savona in un periodo, come dichiarano loro, di grande depressione musicale per la zona in cui vivono, ma riescono pian piano ad affermarsi nell’ambiente alternativo underground. Noise ed hardcore punk sono i punti cardine tra cui si muovono dai loro esordi, a partire dal primo album “Fondamenta, Strutture, Argini” datato 2012 fino ad arrivare ai suoni che li caratterizzano oggi. “Prati, Ombre, Monoliti” è di certo un raccoglitore di testi maturi e riflettuti sormontati da un’ansia di raccontarsi.

Non serve a niente un vocal screamo per sputare in faccia i sassi della realtà se dietro non c’è la forza impetuosa delle parole che vivono autonome dal nucleo musicale. «Aspetto il giorno per chiederci dove ci abbia portati questo percorso, parte dal mare, si rende infinito, sorpassa i limiti, dipinge il mondo» (Prati), ma subito dopo l’impeto della lotta fa correggere il pensiero «non esistono strade da percorrere, ma muri da abbattere» (Ombre).  “Prati, Ombre, Monoliti” è un album di rivolta e resistenza, i brani che sono più delle liriche dal sapore di un romanticismo urbano contengono slogan di propaganda, inni all’avvenire e alla lotta contro la cecità, inviti a guardare oltre le colline. Al di là c’è un mondo nuovo, senza «imbecilli reazionari» (Ombre), senza più domande che restituiscono rumore alle nostre notti, dove l’umanità possa tornare a governare. Gli Altri sono riusciti a coniugare la loro urgenza di parlare con un hardcore meno irruento e più lucido rispetto al lavoro precedente.

Elisabetta Di Cicco

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