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4 maggio 2018

Oopart

OOPART

27 settembre 2017 - Autoproduzione

Chiariscono sin da subito le loro intenzioni, i romani Oopart, al debutto autoprodotto sulla media distanza, un EP di cinque tracce, uscito sul finire dello scorso anno, per meno di mezz’ora di musica: stoner rock con qualche richiamo all’heavy metal del decennio precedente, soprattutto per quanto riguarda la voce solista. Con un nome che è un acronimo per “manufatti fuori posto”, usato per indicare oggetti collocati in una diversa collocazione storica (Out Of Place Artifacts), che l’accusa di anacronismo non possa turbarli granché è evidente.

 

Niente di male nel suonare la musica cui spinge la passione. L’amore con cui questi tre ragazzi (chitarra-basso-batteria) affrontano la materia arriva all’ascoltatore. Buone intenzioni che si traducono anche in un ragguardevole affiatamento strumentale, ma che si scontrano, con un livello di scrittura e di personalità per adesso non certo stellari. La produzione, ridotta per evidenti necessità ai minimi termini, non aiuta. Dal magma sonoro del power-trio emerge il basso di Andrea Ruggeri, mentre la voce di Flavio Mattia, impegnato anche nel non agevole ruolo di unico chitarrista, necessiterebbe magari di qualche attenzione in più. Una proposta quella degli Oopart che potrà soddisfare sia i fan di Kyuss, Fugazi e dintorni che quelli degli immancabili Black Sabbath, Rainbow, Judas Priest e così via, e che può trovare dal vivo il suo momento migliore.

Filippo Tagliaferri

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