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6 marzo 2015 ,

Valuna

NON PIOVE MA E’ COME SE

2014 - Lafine Lafine 018, Upwind, Sciroppo Dischi

Valuna NON PIOVE MA E' COME SEIniziamo subito col fare i complimenti alla band per il suggestivo nome dato al loro disco, vero che è anche il nome di una delle tracce che lo compongono, ma non solo è un titolo bello e originale nella sua espressività, ma è in perfetta sintonia con l'atmosfera, sospesa e un po' malinconica, che vi si respira. A questo punto corre l'obbligo di fare altrettanti complimenti all'artwork in carta riciclata, che si fa apprezzare per il suo funzionale minimalismo, e al bel disegno in chiaroscuro della cover di Umi Kumo. Il titolo allude più che a una situazione meteorologica, a uno stato dell'animo, sembra dirci che neanche il sole può lenire la tristezza, il mal di vivere, il malessere che a volte avvolge nelle sue spire la nostra esistenza. E' questo ciò che si respira nella musica dei Valuna, le chitarre dilatate, i riverberi, le distorsioni, le brevi frasi cantate che sembrano disperdersi solitarie e disperate nel nulla disegnano un mondo umbratile, grigio, pallido, proprio come piovesse di una pioggia fitta e umida, lenta e implacabile che tutto pervade e ingrigisce.

 

Hanno ben imparato la lezione del post rock i Valuna, e devono aver molto ascoltato gli Slint, ma c'è anche l'inquietudine tormentata e catatonica dello shoegaze e perfino un afflato lirico si accende qua e là fra una distorsione e un feedback, per esempio nel brano che dà il titolo al disco, nove minuti che spaziano con eleganza in una progressione nervosa dallo slow core al noise in un susseguirsi di accelerazioni e rallentamenti. “Non piove ma è come se” è stato registrato dal vivo e prodotto da Massimiliano Ciccarelli e dagli stessi Valuna, sostanzialmente è un album strumentale, vero che in molte tracce c'è una parte cantata, ma la voce ha una funzione di strumento più che quella di cantare dei versi, tanto che spesso fra echi e riverberi è difficile comprenderne il testo. In questo senso a nostro modesto parere dovranno decidersi fra optare in futuro per lo strumentale o potenziare e raffinare l'uso del canto e dei testi. Insomma un lavoro decisamente interessante, sincero e coinvolgente, più che godibile che fa ben sperare per il futuro della band laziale, un disco che merita devvero la nostra attenzione.

Ignazio Gulotta

Usciat: 28 novembre 2014

 

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