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12 giugno 2016 , ,

Coucou, Sèlavy!

NEQUAQUAM VOODOO WAKE

Marzo 2016 - Autoproduzione

La terza opera, meglio sarebbe dire cimento, dell’artista romano autocelatosi dietro lo pseudonimo di Coucou, Sèlavy!, Nequaquam Voodoo Wake”, prodotta in sole trenta copie, rappresenta un’immersione ctonia nel maelstrom della cultura noir del secolo XX, prima ancora che musicale di mera matrice teatrale. Pleonastico affermare che l’approccio visionario del Nostro ci porta dalle parti del più cupo espressionismo, laddove a soccorrerci sono, a nostro avviso, i riferimenti al Blaue Reiter (certi affreschi sonori sono più acclini a certi quadri di Kandinskij, invero, o all’urlo in chiave growl di un Munch, che a canzoni vere e proprie) al cinema di Robert Wiene, al teatro di Brecht, alle musiche di Kurt Weill e Schoenberg, a certe vocalità da oscuro istrione di un palcoscenico del Nulla.

 

Una vocalità, dicevamo, sempre tenuta sospesa sopra corde stese sull’abisso della nominazione, nietzschiana, afferente a uno Zarathustra piroettante nel vuoto di cui consistiamo. Potente e disillusa la materia canora, surrealistica invero, i testi striati del sangue nero dei vinti (Precipices; L’Entropico Squallore; Nequaquam; Orfeo, Banfi Lino-Lillà), sontuoso l’intreccio di tastiere e voce, con rimandi al più tormentato periodo del post-punk britannico, To The Center (Of The Eart ,Of The Hearth) «Disseminate florilegi, sì, ma quando i vostri dove si aprono come tombe il cielo non è più nulla!». Testi pregni di disperante creatività, linguisticamente polimorfici, suoni che spolpano le ossa con soluzioni alla soda caustica, ma soprattutto l’impianto vocale di assoluta eccellenza. Peccato per la produzione non certo impeccabile, a livello di resa sonora, ma resta l’alone rosso-porpora del sangue in fumigazione d’iride. Chapeau.

Rocco Sapuppo

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