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4 maggio 2016

Nathan

NEBULOSA

1 aprile 2016 - AMS Records

Un concept album che ci narra la storia di una grande migrazione avvenuta nel 2.315 e raccontata guardando al lungo e periglioso cammino che ha portato il popolo alla ricerca della salvezza, quello immaginato dai Nathan è un mondo desolato e violentato, la tecnica non ha portato progresso, ma ha finito per farci tornare indietro, tanto che l'elemento più prezioso è quello indispensabile alla vita umana: l'acqua. Una distopia fantascientifica apocalittica, cupa e visionaria per il primo album della band savonese che, dopo una lunga gavetta portando in giro alcuni brani classici del prog inglese, in particolare Genesis, Pink Floyd e Supertramp, ha deciso di varcare la soglia del disco di inediti ed ecco che dopo una gestazione lunga due anni arriva il debutto con “Nebulosa”, un salto importante nella carriera dei musicisti da cover band ad autori.

 

Tutto in “Nebulosa” rimanda all'universo prog dell'epoca d'oro: la scelta di un concept in cui trovano posto elementi fantastici, spirituali, magici, onirici, il ruolo centrale delle tastiere, il prog sinfonico, tempi dispari, i riferimenti ai grandi nomi dell'epoca, Genesis, Yes, Orme. E' questo un male? Certamente no, se l'album in questione è ben suonato, contiene canzoni che è bello ascoltare, se questo ascolto riesce a darti emozione e piacere, ma naturalmente a patto di non cercare, laddove questo non è l'obiettivo degli artisti, l'originalità e l'apertura di nuove strade. “Nebulosa” infatti è un buon album di prog sinfonico, suonato da musicisti tecnicamente preparati, ben scritto ed evidentemente destinato agli appassionati del genere.

 

Le cose migliori stanno nel gioco fra le tastiere prettamente prog di Piergiorgio Abba, a lui si devono principalmente le musiche e gli arrangiamenti, e il delicato e impressionistico pianismo di Marco Milano, fin troppo riduttivo vederlo soltanto come ospite, importante anche l'apporto del chitarrista Daniele Ferro di impostazione più rock e decisivo a dare solidità ai brani quando questi sembrano perdere un po' di forza come accade in Resto Qui. Nell'ora di musica di “Nebulosa” i momenti più convincenti sono: il brano che dà il titolo al disco, un vero rimando al prog dei Settanta, più Orme che Genesis; Ferro e Fuoco, in cui si alternano benissimo momenti sinfonici e altri più folkeggianti: la lunga, cupa e inquieta Il Fiume Sa e Comandavo il Vento in cui le musiche dipingono scenari desolati e pieni di paure e angosce. Non sempre la voce, affidata al bassista Bruno Logaro, ha la necessaria estensione e duttilità, ma è compensata dai buoni testi scritti dalo stesso Lugaro. I Nathan hanno superato in modo convincente questa loro prima prova e meritano un nostro ascolto.

 

Ignazio Gulotta

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