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5 dicembre 2017

Latente

MONTE MERU

13 ottobre 2017 - Autoproduzione

Dopo un EP apripista nel 2010 ("Un’altra faccia") e un primo album nel 2014, ("Basta che restiamo vivi noi") tornano i Latente con questa terza prova ancora sulla lunga distanza. I quattro ragazzi, però vivono la terribile ambivalenza tra un tiro rock impetuoso e volitivo, e melodie e testi da canzonetta radiofonica. Il risultato, purtroppo, non è né vino, né birra, ma solo quel finto rock che in questa letale combinazione risulta una delle cose musicali più fastidiose da ascoltare.

Poiché la propensione generale ci sembra più quella indirizzata alla musica leggera da classifica e da boy band in generale che al rock vero e proprio, il consiglio è quello di smussare gli angoli e abbassare i toni pseudo-rock dedicandosi a una possibilità di airplay commerciale che non sarebbe neppure deplorevole e di cui si intravedono le potenzialità. Per capirci potremmo dire che i Latente si avvicinano più alle band commerciali italiane di ieri e di oggi quali Velvet, Le Vibrazioni, Modà, Finley e Negramaro, che ai Diaframma, agli Afterhours o ai CCCP.

Tutto questo, unito a testi esistenzial-amorosi piuttosto elementari e a una produzione poco brillante, tiene l’album piuttosto lontano da ogni possibile sufficienza.

Maurizio Pupi Bracali

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