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22 febbraio 2013 ,

Valeria Caputo

MIGRATORY BIRDS

2012 - Autoproduzione

Migratory-BirdsPugliese di nascita, ma romagnola d’adozione Valeria Caputo ci regala, con questo suo album d’esordio autoprodotto, un piccolo gioiello che dimostra ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, la cecità della discografia ufficiale di fronte ai tesori nascosti nel sottobosco musicale del nostro paese. Nato grazie a una tenace operazione di raccolta fondi via web, “Migratory Birds” affascina come un vinile d’altri tempi. Lasciatevi conquistare dalla splendida voce di Valeria, dalle atmosfere oniriche tanto care alla psichedelia della West Coast del bel tempo che fu. Chiudete gli occhi e respirate i profumi dei sogni e delle speranze di Haight Ashbury o di Woodstock. Lasciatevi trascinare e commuovere dalle meravigliose December Sun e Honey in my room e vi abbaglieranno i riflessi splendenti di Joni Mitchell o di Nick Drake.

 

Fly Away è semplicemente sublime, composizione magica in una raccolta di livello eccelso. La title track è pura poesia lisergica; l’uso raffinato e colto di strumenti quali il violoncello o il sax, fusi con somma maestria armonica alle chitarre, alla batteria, al basso, agli eleganti echi di synth, danno vita a un album che sorprende ed emoziona per maturità, calore, poesia e perizia tecnica. Tra le brume celtiche di I’ll be with you e i soffusi splendori di The sea has told me fino alla conclusiva, superba It’s wrong, Valeria Caputo si presenta come un’artista di livello internazionale in grado di offrirci un disco che, proprio come il titolo suggerisce, è un viaggio tra passato e presente, tra incanto ed emozione. Joni Mitchell certo, ma anche Tim Buckley e, ascoltando The face on the screen (assolutamente da brividi), l’immensa e rimpianta Sandy Danny. Se ne avrete l’occasione non perdete una sua esibizione dal vivo; assisterete alla nascita ed all’evolversi di una stella.

Maurizio Galasso

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