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6 marzo 2016 , , ,

Black Beat Movement

LOVE MANIFESTO

29 gennaio 2016 - La Grande Onda

I Black Beat Movement, pur essendo in attività da soli quattro anni, si sono rapidamente affermati come una delle più interessanti e seguite realtà indipendenti oggi presenti sul territorio nazionale. C’è qualcosa persino di zappiano nei cori dell’opener Intoxicated, brano che prende fin da subito con il suo groove che spinge lentamente ed entra pian piano. Già questo brano è un perfetto… Manifesto di questo “Love Manifesto” (e si perdoni il bisticcio di parole): ritmiche quasi trip-hop, fluidi piani elettrici lounge, una solida base funky, fiati degni degli Earth Wind & Fire (seppur molto più “tra le righe”, pronti a emergere qua e là a piccole dosi) e persino un intervento rap di Tormento in qualità di ospite (un nome che non ha certo bisogno di presentazioni, ma per chi non se lo ricordasse, basta citare il suo progetto ancora oggi di maggior successo, i Sottotono). La successiva A new dawn è più soft, venata di dolci profumi jazzy alla Zeroseven. La meravigliosa voce di Naima Faraò conferisce al tutto quel sapore “world music” che in questo fantastico “pastiche planetario” è la perfetta ciliegina sulla torta.

 

Di ospiti illustri, oltre al già citato Tormento, in questo album ne troviamo parecchi: da Raphael, voce degli Eazy Skankers, i “giganti” liguri del reggae italiano, a M1 dei newyorkesi Dead Prez, dalla italo-colombiana Estel Luz al rapper Musteeno. Gli improvvisi e inaspettati cambi di rotta melodici di Into the space evocano persino quegli immensi colossi del punk/soul durati fin troppo poco che furono i Rip Rig + Panic della giovanissima Neneh Cherry, seppur qui molto “addolciti” e privati delle loro spigolosità. Le ben 13 tracce dell’opera si susseguono presentando sempre nuove sorprese e la cosa bella di scoprirlo ascolto dopo ascolto è che man mano che si susseguono le composizioni il taglio generale lascia l’immediatezza melodica e il forte impatto ritmico delle due o tre canzoni iniziali per addentrarsi sempre più nella ricerca sonora e nella sperimentazione, sempre con intelligenza, con gusto e con una classe di livello superiore. Elle, però, è forse la vera perla dell’intero disco, cullata da una dolcezza perennemente in equilibrio tra Lisa Stansfield e Matt Bianco.

Marzo sarà un mese troppo prematuro per iniziare a ipotizzare che questo album sarà nella rosa dei migliori dischi dell’anno? Tra le produzioni italiane lo è certamente, ma sarebbe persino ingiusto vincolare dentro i nostri confini un’opera di respiro così internazionale.

 

Alberto Sgarlato

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