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22 marzo 2012

Infernal Quinlan

LOVE BALLADS, HATE SONGS

2012 - Desert fox records

Potrebbe essere una cadillac azzurra. Ma andrebbe benissimo anche un pick-up scassato. L’importante è che si senta l’aria tra i capelli e davanti agli occhi solo cielo azzurro e nuvole bianchissime. Quell’aria e quel cielo di confine. Il confine tra Messico e Stati Uniti che diventa metafora della vita. Il confine tra ricchezza e povertà. Tra sogni e realtà. Tra volere e potere. Tra ricchezza e povertà. Tra la felicità e la sua illusione. Colonna perfetta per i libri di Faulkner e di McCarty. O per un film dei Coen. Ma anche Tarantino apprezzerebbe. E già il loro nome è una citazione cinematografica assai particolare: andatevelo a rivedere “A touch of evil” di Orson Welles. Dimostrazione ulteriore che dal confine, o dalla provincia se preferite, in questo caso Piacenza, continuano a uscire progetti sempre più interessanti. Un disco in cui si intrecciano due splendide voci, quella di Silvia Molinari e Andrea Cravedi,  che si accompagna con l’acustica come su una strada polverosa del New Mexico, creando atmosfere dolci e diaboliche, o come le chiamano loro “Love ballads, hate songs”. Due voci sorrette dall’ottima accoppiata ritmica di Nino Rivoli (bravissimo anche con il contrabbasso) e Federico Rivoli alla batteria. Stealthy, forse il brano più bello, in cui emerge tutta la bravura di Silvia, Dark places cavalca da sola nella pianura assolata, A fleeting awareness ti sfida in un duello da mezzogiorno di fuoco. Lady revenge quando togli gli stivali a fine giornata attorno al fuoco, Letter  from the crown tra miraggi desertici e oasi inaspettate e Bare Truth è una dolce danza infernale tra sciamani e bellissime pellerossa. Un disco per viaggiare, soprattutto se non conoscete la meta.

 

Riccardo Grandi

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