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7 febbraio 2014

Pozdam

LIVE FAST DIE OFTEN

2013 - Autoproduzione

Pozdam LIVE FAST DIE OFTENCi fu un’epoca felice in Italia, nei primi anni ’80, in cui tutto sembrava in preda a un grande fermento: le grandi città erano invase da fenomeni musicali nuovi e le bands facevano la loro gavetta nei locali e nei garage, prima di arrivare a produrre qualcosa di sognato e di mitizzato come un’impresa epica, il tanto ambito “demo tape”. Esso era proprio una normalissima cassetta audio, spesso anche di scarsa qualità, che i gruppi registravano nelle loro sale prove con un quattro piste (che all’epoca sembrava un prodigio di tecnologia e costava anche un sacco di soldi!) e che poi duplicavano in casa. La copertina era una fotocopia in bianco e nero, magari fatta nell’ufficio di papà, a volte un collage di foto e di immagini ritagliate e incollate con il Vinavil. Fatto questo lavoro era ora di farlo conoscere in giro e quella era la parte più difficile: non c’era internet, le cosiddette fanzines erano dei ciclostilati di cui tu, giovane appassionato musicofilo, venivi a conoscenza tramite il passaparola e che ti facevi arrivare a casa per posta, il più delle volte spedendo direttamente i francobolli a chi queste fanzines le scriveva e le stampava in perdita economica netta, per pura passione. Quando arrivavano nella buca delle lettere puzzavano ancora di inchiostro e a volte anche un po’ di muffa, non si sa come mai.

 

Tutta questa iconografia la ritroviamo pari pari nei Pozdam: certo, oggi con internet è ben più Pozdam packagingfacile avere tutti i generi musicali del mondo a portata di click e un CD si masterizza in pochi secondi, non richiede 40 minuti di scorrimento del nastro come per i vecchi demo-tape, eppure, girando e rigirando tra le mani questa autoproduzione dei Pozdam, per questa band di Pordenone il tempo sembra essersi fermato. Un CD (unica innovazione di tutto il lavoro) masterizzato, completamente bianco, una copertina stampata in grigio su carta velina semitrasparente, un foglio fotocopiato con le note stampate piccole piccole… Un salto indietro di 30 anni!

 

E la musica? Idem: quei fermenti post-punk nati dal ciclone del 1977, che si evolvevano da una parte nella violenza dell’hardcore, dall’altra nelle cupezze del dark e della new-wave, qui li ritroviamo tutti. Un basso sempre prepotentemente in primo piano, a dettare con i suoi costrutti l’intera struttura del pezzo, batteria asciutta ed essenziale, chitarre prive di ogni minimo ammiccamento alle sonorità chiuse del nu-metal, tendenza che oggi sembra inspiegabilmente invadere trasversalmente tutte le nuove produzioni musicali, senza distinzione, qui invece suonano sparate con un overdrive a manetta; cantato ringhioso e malessere costante. Echi di The Sound ma anche dei Negazione. Questi quattro ragazzi di Pordenone (Alessandro Ingram, voce; Davide Bu, chitarra; Otto Marconi, basso; Antonio Facca, batteria), con otto tracce tra i 2 minuti e i 2 minuti e mezzo di durata (in alcuni casi anche meno) ci hanno fatto fare un bel tuffo nel passato.

 

 

 

Alberto Sgarlato

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