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7 marzo 2018 , , ,

Magasin du Cafè

LANDSCAPE

23 febbraio 2018 - HK-Media

Atipico quartetto strumentale formato da due chitarre acustiche, fisarmonica (accordion, per l’esattezza) e contrabbasso che si muove agevolmente in spazi non propriamente rock, i Magasin du Cafè propongono una miscellanea musicale un po’ confusionaria fermo restando l’ottima abilità tecnica e compositiva che si affianca a brani non originali che però spiazzano un po’ l’ascoltatore. Tra questi ritroviamo infatti cose diversissime tra loro che fanno mancare di coesione tutto l’album. Escualo è un tango di Piazzolla, la spagnoleggiante e ben conosciuta Asturias è di Albeniz dal quale si salta con una certa disinvoltura al jazz manouche di Django Reinhardt (Swing Gitan), e ancora, con doppia capriola, a un paio di brani di Chabrier (ancora la Spagna di Espana con citazione de La vita è bella di Piovani) e l’Irlanda di Ronan Hardiman, fino al triplo salto mortale classicheggiante riferito a due giganti come Bach e Schumann.

A questi si affianca una mezza dozzina di brani originali di buona fattura sulla falsariga di quanto già detto: un po’ di tango (Andalus, Jamborie) qualche francesismo (Petralia) e un po’ di classicismo (le belle Rain e Ninna Nanna Leon per sola chitarra acustica). Il risultato è positivo per la buona interpretazione (in linea di massima) dei brani, pur con qualche caduta di stile (la Cantata 147 di Bach troppo calligrafica), ma anche parzialmente negativo per lo spezzatino di generi che se ben ci può stare in un concerto live, in un album come questo risulta di poca coesione e molta confusione. Avremmo preferito un album di soli brani originali o, seppur di cover, una direttiva più armoniosa nella scelta dei brani. 

 

Maurizio Pupi Bracali

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