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Human Progression Machine

KOSMOS

18 febbraio 2016 - Beta Produzioni

A trovarsi di fronte a una formazione costituita da due soli elementi, un violinista che si “auto-clona” in tempo reale mediante la loop machine e un alchimista elettronico che si alterna tra tastiere e percussioni sintetiche, si prova immediatamente un po’ di diffidenza: si ha il timore che uno schema di questo tipo possa essere autolimitante, scarno, manchevole di qualcosa e, magari, alla fine, ripetitivo.

Invece i validissimi Laurence Cocchiara (violino e loopstation) e Alessandro Graziani (e-drums, Octapad e sintetizzatori) ridefiniscono in modo brillante e imprevedibile i confini dei propri strumenti, dando vita a un album ricco, variegato, vivace, nel quale trovano posto, gomito a gomito, le reiterazioni minimaliste di Michael Nyman e Philip Glass, l’art-rock al tempo stesso barocco ed elettronico, antico e moderno, del Blaine L. Reininger di "Byzantium", i virtuosismi di bands come i Curved Air o i Darryl Way’s Wolf, le ritmiche marziali e i rullanti militari degli In the Nursery, suggestioni di folk post-moderno alla Shadowfax.

 

Difficilissimo ingabbiare gli Human Progression Machine in un genere musicale di riferimento o in qualsiasi altro luogo comune. E già questo è un bene. Nel loro nome c’è già descritta una buona parte del loro sound: umanità e macchine, ricerca, sperimentazione e progresso. Il resto lo fa il titolo dell’album: Kosmos, un vero, eclettico, variegato, macrocosmo nel quale confluiscono atmosfere, stili, panorami che ascoltando in cuffia ad occhi chiusi potete anche ammirare. Sì, perché le cinque tracce che compongono il disco, tutte strumentali e di durata quasi sempre compresa tra i 7 e gli 8 minuti di media, hanno in sé una grande forza descrittiva ed evocativa.

Un plauso, infine, alla bella veste grafica che completa perfettamente il tutto: una sorta di “bestiario” di altri tempi nel quale dei cervi volanti diventano di volta in volta ingranaggi di macchinari, lampadine e strumenti musicali. Le note nel digipack spiegano come in realtà la musica degli Human Progression Machine sia solo un tassello di un disegno più complesso, un progetto fatto di armonia con la natura e di attenta osservazione di ciò che ci circonda. Citando testualmente quanto riportato nel libretto: “Il Cosmo è l’espressione di un tutto organizzato ed evoluto (…) Originati da caos primordiale gli elementi (fuoco, aria, acqua e terra) sono alla base dell’ordine delle cose (…). L’Arte della ricerca spinge and andare oltre ogni limite, trasformando in musica la meraviglia dell’uomo di fronte alle nuove scoperte (…)”. Un’opera, quindi, che va oltre ogni semplice concetto di musica per sfociare nella filosofia applicata alla ricerca sonora.

 

Alberto Sgarlato

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