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22 luglio 2016

John Holland Experience

JOHN HOLLAND EXPERIENCE

5 marzo 2016 - Edison Box Records, Dreamingorilla Records & Others

Non siamo in California, in uno dei tanti scantinati pulverulenti e chiazzati di nafta, ma a Cuneo...Eppure, risuonano echi di sanguinose staffilate di stoner, chitarre in infiammata e vertiginosa parabola, voce cavernosa e ulcerata da fumo e alcool: suonano i John Holland Experience (Francesco Martinat, chitarra e voce; Simone Calvo, basso e backing vocals; Alex Denina, batterie). Il primo album dei valorosi ragazzi piemontesi, prodotto da una sfilza di meritorie etichette indipendenti, si snoda in otto frammenti di incendiario stoner-rock, materia ustoria per rockers dalla pelle dura e adusa al contatto con sostanze venefiche varie. Già dall’incipit, Intro, l’aria che si respira è paradigmatica: basso pulsante, chitarra abrasiva e poi tuffata in distorsioni catartiche. L’impatto sonico è robusto e graffiante, i testi, in italiano, sebbene perfettibili invero, si amalgamano bene alla struttura musicale, come in Malvagio, ad esempio, o in Elicottero. Grande traccia, a nostro avviso, è Revival, svelta, potente, affilata come la lama d’un rasoio, con quel tocco di psichedelia che completa l’insieme; così come alquanto debole ci pare la trama compositiva iniziale di Canzone D’amore, benché nella parte centrale la chitarra vi reciti un ruolo di prim’ordine. Su una struttura di blues sporco e febbricoso poggia Festa Pesta, mentre in chiave di rock’n’roll per anime perse in desertiche plaghe pare concepita la traccia di Tieni Botta; le ruvide e roventi tirate stoner di Ti Piace chiudono egregiamente un album di superbo livello. 

 

Rocco Sapuppo

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