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7 luglio 2012

Antonio Clemente

INFINITO

2012 - Autoproduzione

Antonio Clemente “INFINITOAntonio Clemente è un pittore. Sulla tela dipinge quei meravigliosi tramonti della Sicilia in cui è nato e cresciuto e della Liguria che lo ha 'adottato' artisticamente, due terre così simili, così intrecciate a doppio filo, così 'sorelle', le spiagge con le barche dei pescatori, le casette basse in riva al mare... Quando posa il pennello e imbraccia la chitarra dipinge sensazioni, emozioni, ricordi. Nella prima Stagioni troviamo le incertezze dei giovani d'oggi e i rimorsi per tutto quello che poteva essere e non è stato di chi invece, purtroppo, giovane non è più. Una canzone riuscitissima, veloce, dal sapore quasi beat e un po' retrò, ben punteggiata dal violino e deliziosamente conclusa da una lunga apertura strumentale affidata all'intrecciarsi delle chitarre. Mai dire ormai riporta le atmosfere su cadenze più soft: i sogni e le speranze dei giovani (lo stesso Clemente è appena trentenne) sono il fulcro di questo testo pieno di speranza; su una base blueseggiante degna del miglior Pino Daniele, L'uomo senza verità ci offre un testo cinico e ironico che potrebbe raccogliere l'eredità del Tenco più disilluso (che era, lo ricordiamo, alessandrino di nascita ma anch'egli, proprio come Clemente, divenuto ligure d'elezione), con qualcosa, qua e là del primissimo Bennato. Mediterraneo è in assoluto il capolavoro che vi stringerà il cuore.

 

La malinconia del già citato Luigi Tenco, l'attaccamento al territorio di Fabrizio De Andrè, l'intensità di sentimento del primo Gino Paoli, i quadretti di vita quotidiana delle opere soliste di Vittorio De Scalzi al di fuori dei New Trolls... Insomma, sembra che tutte le massime espressioni di quella nobile, meravigliosa scuola cantautorale che è quella ligure, si siano qui incontrate, fuse, amalgamate, per insignire Antonio Clemente di un meritatissimo titolo di erede di questa tradizione. Notte d'estate riporta una vena di allegria, ma è sempre quell'allegria in salsa ligure, di chi non si innamora mai fino in fondo se non del mare e non desidera mai veramente un contatto umano quanto desidera quello con la terra: un testo che è un invito a lasciarsi andare, cosa mai facile per i riservati e introspettivi abitanti di quel piccolo e fiabesco arcobaleno strizzato tra mare e monti. La dolcezza e l'intensità di Mediterraneo le ritroviamo nella title-track Infinito, descrizione di un'infanzia trascorsa a Sud eppure così tanto simile a quella di tanti bambini che, parlando dei loro vicoli, li chiamavano caruggi.

 

Via da me chiude questa autoproduzione, sette tracce per poco più di mezzoretta di musica che lasciano in bocca il desiderio di ascoltarne tante altre, proprio come le more nei rovi degli ultimi sentieri di campagna, che quando ne assapori una ti vien voglia di non smettere più. E chissà, Clemente, da bambino, quante ne avrà raccolte, di queste more. E se non siete sazi neanche voi di “cogliere le more” di Antonio Clemente, vi consigliamo la sua raccolta di poesie “Fiori di strada”, edita nel 2004 dalla casa editrice fiorentina L'Autore.

Alberto Sgarlato

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