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6 ottobre 2014 ,

Davide Matrisciano

IL PROFUMO DEI FIORI SECCHI

2014 - Prehistorik Sounds

Davide Matrisciano IL PROFUMO DEI FIORI SECCHIDavide Matrisciano è nato a Napoli, ha alle spalle lunghi studi musicali e un album uscito nel 2012 “Traffico di pulsazioni (9 modi di intendere il frastuono)” sempre per la Prehistorik Sounds, disco strumentale di musica elettronica sperimentale ricco di influenze diverse che ha ricevuto una buona accoglienza critica anche su queste pagine. Nel frattempo ha scritto un romanzo, uscito solo come e-book, e composto colonne sonore per il cinema. Questo “Il Profumo dei Fiori Secchi” rappresenta una svolta nella sua musica verso un cantautorato colto e raffinato, il cui primo esplicito riferimento è Franco Battiato. Se nel nostro paese si parla di elettronica e cantautorato con testi dalle implicazioni filosofiche e spirituali il punto di riferimento non può essere altro che il musicista catanese, il cui nome viene inevitabilmente in mente appena si inizia ad ascoltare questo nuovo lavoro di Davide Matrisciano. Oltretutto la tonalità della voce e il modo di cantare, con quel potere evocativo e misterico della parola che caratterizza l’autore de “La Voce del Padrone”, sono molto simili. Non sarà certamente un caso se Matrisciano ha curato l’introduzione a un libro di Salvatore Massimo Fazio, filosofo e collaboratore di Manlio Sgalambro. Ben quindici i brani contenuti nel disco, e tutti di lunghezza oscillante fra i 4 e i 6 minuti, una gran messe di musica e parole che rischia di frastornare l’ascoltatore. I testi sono fra l’altro complessi, pieni di immagini e metafore che richiedono una quantomeno discreta attenzione. 

 

Sicuramente avrebbe giovato alla fruizione un lavoro più snello che meglio avrebbe messo in risalto le buone qualità di Matrisciano. Innanzitutto la capacità di scrivere e arrangiare belle canzoni come l’iniziale Al Di Là Degli Ombrelli, quasi un esplicito omaggio a Battiato, arricchito dal fascino dei suoni spaziali del synth, o Le Favole dello Spavento con un finale figlio del miglior prog italico, la sincopata Sistema Nevoso o l’ariosa melodia di Corrente Elettrica e Papaveri punteggiata dall’ironia di bizzarri suoni elettronici e le coloriture etniche dell’intensa, malinconica Ho camminato su un aquilone. I testi contengono immagini molto belle e suggestive sospese fra sogno e realtà, malinconia e speranza: «esasperatamente le speranze ci tocca vederle passare nel nostro sistema venoso», buona attitudine al linguaggio poetico e all’uso delle figure retoriche. A volte la sapienza tecnica sembra prendergli la mano e ne risultano versi fin troppo costruiti: «occhi affetti da mixomatosi» - «siamo eletti unanimemente da ioni secondari». Come ci insegna la saggezza popolare il troppo stroppia, peccato perché rischia di non far apprezzare appieno le molte cose di questo lavoro del musicista napoletano. Hanno collaborato fra gli altri Nicola Manzan, Massimo Jovine, Saro Cosentino, Davide Arneodo, Cesare Malfatti.

Ignazio Gulotta

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