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31 maggio 2012

Lorenzo Capello

IL PARTENZISTA

2012 - Orange Home Records

Lorenzo Capello: "Il Partenzista", 1 Gennaio 2012, Orange Home Records

 

Lorenzo CapelloPartire ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, questa l'intenzione contenuta nel titolo del disco d'esordio del batterista Lorenzo Capello. Un'opera prima per certi aspetti raffinata, dove emerge con evidenza il buon livello dei musicisti che Capello ha scelto per la sua produzione. Molti gli stili e i riferimenti chiamati in causa, quasi a voler presentare la vastità di un background non solo prettamente jazzistico. Detto questo, "Il Partenzista" fatica nel suo insieme ad entusiasmare, vuoi per la poca di incisività delle idee portanti ma anche per una certa loro ridondanza in alcuni passaggi. Un caso su tutti Il circo di fine anno, che gioca in maniera troppo insistente tra il tema circense e quello di America, scritto da Leonard Bernstein per l'opera "West Side Story". D'altro canto, rimane doveroso registrare un ottimo lavoro sugli arrangiamenti che, assieme ad un'indiscussa dote tecnica dell'ensemble, rappresenta il punto di forza dell'album. 

 

Ne è un valido esempio l'apertura affidata a Martin mystère vs doctor alzheimer ma anche, in parte, alcuni tocchi di eleganza contenuti ne Lo zucchero filato, brani che sembrano risentire dell'influenza di musicisti come Branford Marsalis in materia di ricerca di pulizia del suono. The auld triangle, invece, prende ispirazione dalle musiche della band irlandese The Dubliners, anche se si potrebbero riconoscere, per via di una certa liricità quasi spirituale, riferimenti a Pharoah Sanders e a Alice Coltrane, e soprattutto in coda, alla musica delle brass-band di New Orleans. Vere e proprie citazioni affiorano nella composizione aperta di E' arrivato il 26 del mese: Miles Davis (So What), Freddie Hubbard (Little Sunflower), Charles Mingus (Moanin'), John Coltrane (Mr. P.C.) e chissà quante altre. Un gioco insufficiente però ad alzare il livello di un brano dal quale il combo non riesce ad uscire con il la promozione piena sul versante della difficile arte dell'improvvisazione.

 

Interessante invece l'excursus di Everybody's drug attraverso ammiccamenti al mainstream, un funk che richiama alla mente, seppur lontanamente, nomi come Herbie Hancock e Steve Coleman, ed un bell'omaggio ai Pink Floyd di Breathe. Un ulteriore omaggio viene riservato questa volta a Tom Waits, in una rivisitazione dal sapore cinematografico di Burma shave. Gli oltre sedici minuti della title-track costituiscono un altro episodio abbastanza interessante: la prima parte è caratterizzata da un'atmosfera tratteggiata da una voce narrante e dagli elementi percussivi con i quali Capello si cimenta tra groove e sottolineature al testo. La seconda parte è in verità una ghost-track dai connotati spiccatamente pop, in bilico tra Roger Waters e David Bowie, con tanto di coda dalle reminiscenze rock e psichedeliche. In definitiva "Il Partenzista", pur non impressionando eccessivamente, si pone come una valida stazione di partenza (per l' appunto); l'inizio di un percorso di ricerca stilistica che Capello ha intrapreso come compositore ed arrangiatore. Aspettiamo fiduciosi notizie dalle prossime tappe.

 

 

Aldo De Sanctis

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