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24 novembre 2015

La Belle Epoque

IL MARE DI DIRAC

11 novembre 2015 - Autoproduzione

La Belle Epoque IL MARE DI DIRAC Arrivano dalla provincia di Bergamo i quattro ragazzi de La Belle Epoque che, a dispetto del nome, propongono un sound indie-rock assolutamente attuale ed incisivo. Al contrario del titolo del disco che richiama un modello matematico inventato dal fisico  inglese Paul Dirac secondo cui il vuoto è visto come un mare infinito di particelle di energia  negativa e dalla idea astratta, qui siamo su territori decisamente più fisici ed energici.
Le radici affondano pienamente negli anni novanta, dai Placebo di "Special K" nella iniziale Icaro al rock dalle chitarre sferraglianti nel finale, che ricorda i Ritmo Tribale, di Cracovia (primo singolo scelto dalla band ed accompagnato da un video  vintage anche nei contenuti  dal sicuro impatto emotivo) passando per influenze o rimandi più recenti come i Daughter che fanno capolino nella malinconia de  Il mondo nuovo. Ma, è sicuramente ad un suono rock nostrano alla Marlene Kuntz piuttosto che ai Santo Niente a cui la band paga il tributo maggiore ma rielaborando i suoni in maniera del tutto personale e convincente.

 

Un disco che, si sente chiaramente, è frutto di un profondo lavoro di produzione durato oltre un anno e mezzo, segno che la band di Treviglio ha cercato fare le cose esattamente come voleva e che riesce a suonare assolutamente live così da rendere l’esperienza d’ascolto ancora più avvolgente e non risultare sofferente di un eccessivo lavoro di post produzione. In tal senso ha sicuramente giovato l’incontro con Jean Charles Carbone produttore/musicista francese già collaboratore di gente come Steve Vai, Alan Vega, Jarvis Cocker, Gavin Friday e Verdena.
Ed è anche ad alcune di queste fonti che guarda questo disco seppur mantenendo una linea melodica più marcata e capace di dare, grazie anche a testi che raccontano, in maniera disincantata di vite quotidiane apparentemente insignificanti ma parte del nostro universo, la giusta profondità emotiva. In definitiva, un esordio convincente e che lascia presagire ampi margini di miglioramento date le qualità compositive che si intravvedono lungo le otto tracce che si snodano ungo il percorso. Manca forse, il pezzo dal tiro radiofonico ma per quello c’è tempo.

Ubaldo Tarantino

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