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28 maggio 2016 ,

Jumpin' Quails

GOGOL MOGOL

15 aprile 2016 - Edison Box/Vollmer Industries

Non sappiamo se Jumpin' Quails sia il nome assegnato ad un celebre protocollo per il controllo demografico oppure la tesi di dottorato di un ornitologo; né sappiamo se “Gogol Mogol” sia uno scioglilingua o una dichiarazione di intenti. Ascoltando questo nuovo lavoro dei torinesi Jumpin' Quails  effettivamente non sappiamo scegliere tra le alternative appena proposte, di più, il presupposto acustico di "Gogol Mogol" è esattamente la non-scelta come opzione artistica. Oscillarre tra Mogol e Gogol è allora una chiara dichiarazione di intenti più che il risultato di un processo. Tutto il disco è l'esplicitazione di questa dichiarazione di intenti lungo un percorso costituito da 9 brani tutti costantemente in bilico tra elettronica e colore acustico, tra innovazione melodica e ragnatele armoniche, come in Chloé, il brano che ha anticipato l'uscita del disco. Allo stesso modo l'uso connotativo di più lingue, sia romanze che slave, costruisce la non scelta e l'oscillazione come pratica compositiva in grado di caratterizzare la band.

 

Sul piano strettamente tecnico e meno impressionistico la band propone ottimi arrangiamenti soprattutto nella sezione  chitarre (Breakin' The Glass) e qualche allusione tendente qualche volta alla citazione tout court di band di successo del presente come avviene per The Killers in Candies oppure il Bowie di Rainbow Flesh. L'ascolto è complessivamente morbido e scorrevole e la deflagrazione di tutta la nostra esperienza d'ascolto in un universo musicale parziale in continua espansione è un tratto pertinente della creazione a marchio Jumpin' Quails. Eppure questo tratto cosmico e caratterizzante del disco ne costituisce anche il lato debole soprattutto nella restituzione un pochino ruffiana dei frammenti sonori selezionati dai musicisti, una sorta di spensierato postmodernismo fuori tempo massimo ben rintracciabile in See You Down There (In A While). Come dire l'assenza di un centro di gravità non può essere l'unico centro di gravità di una produzione, e non solo perché di musica debole, come di pensiero debole ne abbiamo fatto scorte per i prossimi 300 anni ma perché la band ha stoffa per proporre una visione forte della produzione artistica.

Luca Gori

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