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10 maggio 2013

Manuel Volpe

GLOOM LIES BESIDE ME AS I TURN MY FACE TOWARDS THE LIGHT

Uscita: 10 maggio 2013 - Goat Man Records / A Buzz Supreme

manuel-volpe-musica-gloom-lies-beside-me-as-i-turn-my-face-towards-the-lightManuel Volpe nasce a Jesi da famiglia siciliana. Questo disco dal titolo interminabile "Gloom lies beside me as i turn my face towards the light" è il suo esordio in assoluto ed esce per la Goat Man Records. Poco è dato sapere di lui se non che è un musicista di formazione jazzistica oltre ad essere un tecnico del suono. Ma qui quello che ci interessa è il suo disco dove con lui suonano Maurizio Busca, clarinetto, banjo e organo, Antonio Fiori al mandolino più Simone Pozzi alle percussioni. Lo stile vocale di Manuel fa parte della categoria introspettiva, un cantato sempre al limite del reading, cupo ed ombroso senza molte variazioni di sorta. Parametri di riferimento, presi soltanto come esempio, sono Paolo Conte per quanto riguarda gli italiani e Tom Waits per i big stranieri, anche solo per il fatto che il disco è cantato in inglese. L'aria che si respira nel disco è quella di un fumoso bar di periferia, con gli avventori un po' alticci che sono lì più per il bicchiere che per il cantante che, poverino, canta e suona per pochi astanti. Queste di "Gloomies beside me as i turn my face towards the light" sono un mazzo di canzoni, sette più due strumentali che scivolano via senza colpo ferire, la voce di Volpe è talmente monocorde da avere la sensazione di ascoltare lo stesso pezzo per tutto il disco. Disco che, va sottolineato, dura 28 minuti  e questo per una volta può essere un motivo di sollievo. Si ascoltano anche troppo di frequente dischi come questo nel panorama italiano, suoni molto curati, strumentisti perfettamente all'altezza, una produzione senza sbavature ma una debolezza a livello compositivo che finisce per appiattire il tutto.  Una ricerca, si legge nelle note, di luci ed ombre ma qui le seconde appaiono decisamente in vantaggio. Inutile sforzarsi di scegliere uno o l'altro pezzo, le differenze sono minime. Significativo che proprio il pezzo finale si chiama The bored, sì avete capito bene, l'annoiato, che poi al tirar della somme finisce per essere l'ascoltatore ed il vostro povero cronista. Sinceramente risulta difficile apprezzare qui dentro qualcosa che non sia lo splendido artwork confezionato per il disco. Una confezione molto curata, con un caleidoscopio di luci in ogni dove. Speriamo che tutto ciò sia di buon auspicio per il prossimo lavoro e che a Manuel si accenda davvero la lampadina giusta.

 

Ricardo Martillos

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