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30 luglio 2013

Toni Bruna

FORMIGOLE

2013 - Autoproduzione

toni-bruna-musica-streaming-formigoleL’Italia ha una grandissima tradizione di ensemble che riscoprono la musica popolare, così come di canti di protesta, o di canti politici. Al di fuori di questi contesti specifici, però, sono dovuti arrivare due “colossi” del patrimonio musicale nazionale come Fabrizio De Andrè e Davide Van de Sfroos (all’anagrafe Davide Bernasconi) per sdoganare il dialetto come lingua utilizzabile nel mondo del cantautorato. In parte il triestino Toni Bruna può essere assimilabile a questo filone, ma rispetto al brutale “western padano” di Van de Sfroos e agli arrangiamenti sontuosi della nutrita band dell’ultimo De Andrè, offre un sound decisamente più minimal, garbato e atmosferico. I pochi musicisti che lo affiancano, Ale Martini (contrabbasso pizzicato, ukulele e cori), Marco Abbrescia (contrabbasso con l’archetto) e Massimo Tunin (tromba, melodica e glockenspiel) vedono i loro strumenti riportati nelle note anch’essi rigorosamente in dialetto triestino, mentre le chitarre sono interamente gestite da Toni e dal produttore Abba Zabba. La prima traccia, Baiamonti, ha un’incedere quasi swingante, mentre la stupenda Cristo de geso, profuma di Nino Rota, grazie alla tromba e alla melodica, ma è energicamente destrutturata da un suono di chitarra quasi surreale. Queste atmosfere tra il circense e il surreale, sono offerte anche dalla tromba e dal tintinnio del glockenspiel nella title-track. Invece in Gente che no ghe frega de gnente le chitarre si fanno percussive e ossessive come se recitassero un mantra. Pai de la luce è e uno dei pochi brani del CD con un abbondante supporto ritmico (non accreditato nelle note), mentre Picar potrebbe far pensare a un Jobim del Nord-Est italiano. La malinconia delle prime due tracce la ritroviamo invece in Santantonio (una figura molto importante nel mondo religioso del Triveneto). In Serbitoli la linea ritmica del pezzo è offerta da un frinire di cicale che appare e scompare. A chiudere l’album, Tesounasanta, dalle pregevoli tessiture chitarristiche, e la struggente Una bela casa. La voce acuta ed esile di Tony Bruna, quasi una sorta di Pino Daniele o di Fabio Concato triestino, timbricamente parlando, si sposa in modo delizioso con il dialetto dei suoi luoghi, che risulta piacevolmente melodico e ben armonizzato con la musica. I pochi strumenti, che non “invadono” mai la voce, sono resi grandi da una produzione brillante, che esalta decisamente le frequenze più acute, conferendo a tutte le canzoni un bel suono “aperto”.


Alberto Sgarlato

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