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18 luglio 2014

Enloveski

ENLOVESKI EP

2013 - Noise and Sound Records

EnlovesKiSguardi da duri e chiodo per una foto dall’impatto decisamente “anni ‘80”, come quelle che si vedevano sulle fanzine in bianco e nero di una trentina di anni fa, è la prima cosa che troviamo aprendo quest EP omonimo dei romani Enloveski. Dopo una breve intro “rumoristica” ad alto tasso di elettronica (ma le tastiere non risultano accreditate in nessuna nota del booklet), parte Waitin’ for the rain, e qui si determina meglio il territorio su cui si muovono i cinque componenti: Audioslave e primissimi Soundgarden sono i primi nomi che balzano alla mente, ma nel sound degli Enloveski c’è molto di più. Il basso di Dirty Sanchez (all’anagrafe Alessandro Valente) costruisce delle belle tessiture, intricate e complesse, decisamente presenti nel mix delle varie tracce e dal suono possente, caldo e rotondo. Il sound degli Enloveski dimostra una forte compattezza e una notevole efficacia globale, evidente specchio dell’ottimo grado di amalgama raggiunto dai cinque musicisti.

 

I brani sono di sicuro impatto, diretti, mai banali e mai derivativi; abbiamo già parlato della lezione assimilata dagli Audioslave e dai Soundgarden, ma tra gli ingredienti della band non mancano le ritmiche nu-metal dei Korn di “Issue”, certe rarefazioni acide tipiche dello psych-grunge degli Alice in Chains, le aperture profumate di deserto americano dei Queens of the Stone Age e mettiamoci anche qualche goccia della simpatica enloveskisfacciataggine yankee dei Puddle of Mudd di “Come clean”. Il disco è magistralmente suonato e a padroneggiare la scena sono le chitarre di Davide “Snake” Nucci e di Francesco “Trap” Trapani, che costruiscono i brani sul solido apporto ritmico di Andrea “Zuma” Somma, dal drumming sempre fantasioso e ricco di sfumature (ascoltare il lavoro sui piatti in Koru, uno dei momenti più soft dell’album, per credere!) e del già citato Valente. Ma se un plauso in particolare va fatto, quello spetta alla voce di “Dave”, cioè di Davide Franchini, finalmente un bel timbro le cui modulazioni non scimmiottano modelli di riferimento già sentiti ma offrono una personale e riuscitissima via di interpretazione al post-metal di oggi. Una band che meriterà la giusta visibilità, anche al di fuori dei confini del metal e delle sue evoluzioni.

Alberto Sgarlato

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