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4 maggio 2013

Andrea Carboni

DUE

2013 - Promorama

Andrea Carboni “Due” (PromoramaAndrea Carboni è un pregevole polistrumentista che si avvicenda tra tastiere, chitarre, bassi, percussioni, diavolerie elettroniche, per intrecciare con tutto ciò delicati quadretti elettroacustici a supporto, prima di tutto, della sua voce e dei suoi testi. Un artista per il quale la definizione di ‘cantautore’ risulta limitativa: è un vero e proprio one-man band che in L’Amore dopodomani costruisce pochissimi secondi di pura melanconia, in Lento esplora sonorità quasi new wave, in Vinceremo, Grazie si appoggia su arpeggi assolutamente minimal, in Dove sarai, il momento più struggente, toccante, commovente dell’intero disco, costruisce un vero e proprio valzer, di una dolcezza inaspettata. Il brano che davvero sa fare la differenza. Si ritorna ai suoni dei Church, dei Cure, persino degli Psychedelic Furs, in Mille, mentre La migliore che ci sia ha sonorità tremule e sgangherate dalle parti di un Tom Waits meno ubriaco e più rabbioso. C’è posto anche per uno strumentale, Rango, una sorta di country apocalittico e post-atomico.

 

Ma in un album come questo non ci si può non focalizzare sui testi, e qui le vicende si fanno un po’ più alterne: c’è qualche vera intuizione geniale, come "Sai di menta/di tormenta" (in Vinceremo, Grazie), o come "Con il mare da un capo e dall’altro me" (in L’Amore dopodomani) o i "Sassi che durano quattro rimbalzi" in La migliore che ci sia. Ma c’è anche qualche scelta discutibile: la reiterazione della parola "Lento" nel brano omonimo è seconda soltanto alle overdosi di “Babe, babe” nei classici zeppeliniani; decisamente eccessiva. Mentre nella ormai pluricitata traccia d’apertura s’insinua qua e là un "amore che sapeva di un fiore" che francamente ai giorni nostri è imperdonabile, e forse lo era già ai tempi di Nilla Pizzi. Decisamente interessante l’idea di riproporre il brano Magari con due arrangiamenti molto diversi tra loro: uno è tra i più complessi ed elaborati di tutto il disco, l’altro, al contrario, è per solo piano e voce. Minimalismo nelle musiche della ripresa di Magari, minimalismo nel testo di Il Male Minore: due sole strofe ma rese con sufficiente enfasi da costruirvi sopra un’intera canzone senza cedimenti. 

Alberto Sgarlato

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