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16 novembre 2015

Tiresia Raptus

DIASPORA

5 aprile 2015 - Blood Rock Records

Tiresia Raptus DIASPORATiresia Raptus non vuole identificarsi in un gruppo musicale quanto piuttosto in una serie di setting musicali che di volta in volta prendono forma diversa e si ampliano secondo logiche sperimentali dettate dalla sete di ricerca e dalla voglia di cimentarsi con una serie di sonorità da plasmare secondo un sentire inquieto e subitaneo. Dopo un primo omonimo lavoro ufficiale nel 2011 il collettivo che vede in formazione Carlo Gagliardi, Nicola Rossi, Nico Irace, Francesco Campus e Giancarlo Lustri prosegue il suo contorto e irregolare cammino con “Diaspora”. Gli otto brani che compongono il lavoro sono davvero multiformi ed eterogenei, una serie di libere progressioni evocative che si muovono fragili e fluide tra lo strumentale, le ballad in lingua inglese che riprendono un certo gusto futurista decadente caro a Depeche Mode e Ultravox e ammiccamenti ad una psichedelia occulta dal sapore etno esoterico in realtà sempre molto orecchiabile e melodica..

 

Produzione e arrangiamenti curatissimi e di quasi maniacale calibratura. Ogni brano introduce ad un climax autonomo in quanto a richiami e atmosfere. Non si può obiettivamente muovere nessuna critica a questo disco se non una patinatura che davvero toglie ferinità e istinto all’intento di fondo: la diaspora. Qui tutto coincide e si incastra perfettamente, i sinuosi galleggiamenti ambient, i crescendo strumentali, i rimandi ad una hauntology capace sempre di restituire un retrogusto di rassicurante familiarità per i nostalgici. Do You Know Who You Are è una nebulosa che prende una via di fuga imprevista. Da linee morbide e rarefatte piene di suggestione onirica si arriva a un caos ritmato e pomposo con un cantato che passa dall’italiano all’inglese con un sabba alla Mission.

 

Ancora inattese cadenze ballabili in discoteca alternate a melodrammatici panegirici gotico farseschi nelle pessime Angel e Fragili Ossa o nella new romantic Emotions in Black Qualche ammiccamento anche ai tardi Litfiba con Scheletro. Buone le intuizioni space roots di Vattienti e le cadenze di Diaspora a dispetto dell’inopportuno cantato languido che appare sempre contrastante e decontestualizzato dai pattern sonori. Il collage visionario di Tutto Dorme. Pose plastiche di un neoclassicismo poco convincente, con la stessa intensità drammatica e la stessa vibrante veracità di un marmo rinascimentale.

Romina Baldoni

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