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13 dicembre 2016 , ,

Davide Iodice

DAVIDE IODICE

9 dicembre 2016 - Seahorse Recordings

Secondo lavoro per il torinese Davide Iodice che divide la sua attività artistica fra il lavoro di fotografo e quello di musicista. In questo suo nuovo disco, per il quale si è avvalso dell'aiuto e della produzione di Gionata Bettini di Noise Club, Iodice presenta sette brani inediti e tre rielaborazioni di canzoni già presenti nell'esordio “Delirica”, un ruolo non secondario svolge anche la soprano Sandra Balducci presente come controcanto in alcuni brani.

Sarebbe riduttivo parlare di Iodice come cantautore, così come lo sarebbe per Battiato, che mi pare uno dei punti di riferimento del musicista torinese, infatti se è vero che c'è un'attenzione e un'importanza tutt'altro che secondaria nella stesura dei testi, è vero che Iodice si muove abilmente lungo la sperimentazione cercando una via che concili elettronica, musica classica, canto lirico e pop, raggiungendo in alcuni momenti risultati ragguardevoli.

I testi, non sono narrativi, e ancora una volta manifestano l'influenza del già citato Battiato, puntano invece a creare in chi ascolta visioni, sensazioni; alludono, non descrivono, in piena sintonia con le musiche, costringono a farsi trasportare nel mondo dell'autore creando immagini suggestive, ricche di pathos e riferimenti a universi molteplici di significato, toccando ora la sfera emotiva, ora quella sensoriale o intellettuale. Così il testo intimista di Spiagge volteggia su un'elettronica dalle atmosfere fatate e iperboree, Vivaldi è il suggestivo tentativo di creare un brano che evochi in modo impressionista il mutare delle stagioni. Un'atmosfera sognante e sfuggente anima “Fiandre” «ho sempre amato perdermi», ma con un finale di martellante synth pop, un pathos drammatico avvolge l'inquieta Segesta. mentre nella nuova versione di Delirica il ritmo ipnotico iniziale e un'elettronica disturbata e rumorosa sfociano negli afflati lirici della Balducci, come accade anche in Credere, la canzone di più immediata presa del disco. In conclusione un disco interessante che inanella una serie di canzoni belle e suggestive, mai banali e dagli arrangiamenti che fanno tesoro delle precedenti esperienze di pop elettronico.

Ignazio Gulotta

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