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6 marzo 2018

Gigi Giancursi

CRONACHE DELL’ABBANDONO

Novembre 2017 - Autoproduzione

Canzoni che sono il riflesso di tutte le sfumature possibili nel campo delle sofferenze (e i sollievi, in qualche caso) causate da varie forme di abbandono di situazioni soffocanti. Gigi Giancursi è stato il chitarrista dei Perturbazione, ha contribuito in maniera determinante a forgiarne il suono e a crearne quello stile peculiare che li aveva portati ad essere un gruppo di relativo successo, fino alla partecipazione alla kermesse sanremese del 2013. Ma l’abbandono di cui si parla tra queste “pagine in musica” non è solo quello del gruppo: vi sono altre vicende che ci fanno abbandonare amori che credevamo eterni, affetti che dobbiamo ridimensionare o ai quali dobbiamo ridurre la nostra disponibilità per le contingenze della vita. L’autore si racconta, o racconta scene alle quali ha assistito, in queste canzoni autoprodotte e spontanee, figlie di un amore per il cantautorato più affine a De Andrè, che emerge qua e là anche in virtù di una leggera somiglianza vocale, specie tra le pieghe dei brani più spartani (Modello Unico, Alla Parata DelTradimento, L’Opposto, Controcorrente).

 

Quando in questo "Cronache dell'Abbandono" gli arrangiamenti si fanno più 'presenti' e una sfumatura elettronica contamina le basi musicali, ecco che episodi quali Il Cantico Dei Divorziati (o E Noi Che Pensavamo, o ancora la più vicina allo stile del vecchio gruppo, la notevole I Finti Malinconici) sposano gigi-520x390basi più contemporanee ai bellissimi testi; davvero ammirevole la capacità di non scadere mai nel banale, anche quando il tema lo consentirebbe). Le canzoni sono state registrate in quasi completa solitudine, eccettuati gli interventi su L’Ammazzacaffè da parte di Niccolò Brosio alla fisarmonica, dei fiati di Enrico Allavena (trombone) e Giotto Napolitano (tromba), nonché lo stesso Gigi a interpretare le varie voci del coro ( vi sono due brevissimi cammei di Piera Melone e della figlia Nora Giancursi). Bello anche il disegno di copertina (di Silvia Gariglio) che meriterebbe un’edizione in vinile. Al termine del disco alcune tracce nascoste, tra le quali spicca una struggente cover di Vedrai Vedrai di Tenco. 

 

Massimo Perolini
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