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27 giugno 2016 , ,

Claudia Crabuzza

COM UN SOLDAT

8 aprile 2016 - Microscopi

La fondatrice e leader dei Chichimeca, Claudia Crabuzza, presenta il suo primo album da solista nel quale confluiscono temi e narrazioni differenti a partire dalla nascita del suo primo figlio (Repic apre il disco) e dalla riflessione sempre attuale e sempre antica sulla maternità, la nascita, il conflitto degli affetti straordinari e della vita troppo ordinaria. Crabuzza decide di intrecciare questi temi con la forza della lingua algherese, una variante catalana, scelta importante che restituisce il vigore della terza persona al disco tutto, la terza persona che rende la vicenda personale una storia condivisibile. L’uso dell’algherese come un’eredità di cui le generazioni non conservano il testamento ma solo il ricordo è il grande pregio di questo lavoro sempre in bilico tra intimità e apertura al mondo.

La cantautrice algherese riesce così ad alternare tristezza e aperture melodiche, L’altra Frida, capaci di evocare un mondo complesso con la semplicità di un folk modernissimo che non disdegna l’uso dell’elettronica come testimonia Com un Soldat, titletrack impressionante nella capacità di scanzonare la realtà; o come significa il moog lancinante di Ernesto incastonato tra la chitarra e il pianoforte.

 

In verità tutto il lavoro di Crabuzza è sorretto dall’uso intelligente e niente affatto ruffiano dell’elettronica e dei suoni sintetici in generale che nella sensibilità della cantautrice algherese diventano frammenti di esigenze espressive non realizzabili con altri mezzi (La Finestra). È allora il momento della cover Nina Nana Mare Mia dedicata alla memoria della cantautrice campana Bianca d’Aponte scomparsa a 21 anni. Il racconto dell’ospedale psichiatrico in cui la protagonista è rinchiusa rilancia uno stile di scrittura in cui l’intensità emotiva è sempre sospinta sino al limite del patetismo senza mai superarlo e il rigore dell’autonarrazione (si ascolti Flor) che parla con la voce dell’universale è il regalo prodigioso di questo lavoro sonoro.
Unica nota dissonante: si poteva fare a meno dei messicanismi caricaturali e stonati di Arena I Sal Marì con i quali il disco si chiude, ma che tuttavia non ne alterano la sostanza musicale. Che poi è la stessa sostanza della vita, che poi è della stessa sostanza verdognola e inarrivabile che si respira al tramonto vicino ai Bastioni di Alghero, sospesi tra colori che sfribrano e le luci stupide e allegre, in lontanaza, di una ruota panoramica.
Produce il tutto l’etichetta catalana Microscopi che mi piace segnalare per una modernissima, meritoria e rarissima politica di gestione dei diritti d’autore che lascia gli artisti in possesso della proprietà delle loro creature.

Luca Gori

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