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28 dicembre 2016 , ,

Sara Romano

CIRICÒ

11 ottobre 2016 - Mrm Records / Appaloosa Records

Già dalle prime note de I Geni Recessivi si respira un’aria inusuale: abbiamo la sensazione di essere catapultati in uno di quei rifrattori ottici molto di moda nell’epoca barocca in grado di simulare visioni d’incanto o alterare la realtà. Le note sovrappongono piani sonori e allusioni visive in un eclettismo di generi tutto costruito sugli arrangiamenti curati da Sara Romano, della quale qui è in questione il suo primo LP da solista, “Ciricò”. La cantautrice palermitana non si lascia scappare nulla delle possibilità cangianti nascosta nelle piccole, quasi impercettibili variazioni tonali di cui infarcisce tutto il disco; come non sfugge l’uso potente di linee vocali barocche – in senso proprio – che sfruttano armonie non-pop per costruire atmosfere pop molto sofisticate come in Nella Margherita. Tuttavia ciò che maggiormente sorprende è la capacità di catalizzare reazioni sonore a bassissimo impatto acustico riuscendo a creare quella sorte di reazione nucleare a freddo che la fisica ancora insegue (Il Complesso).

Ciò che Sara Romano implora, o almeno ci sembra fare, è scavalcare la parola folk verso qualcosa di molto diverso dall’efferato concetto di world (music) a favore di una raffinatezza dello sguardo prima ancora che della voce. Vale a dire un lavoro fatto di colori e di trame che generano suoni. È per questa ragione che i brani scritti in una lingua diversa dall’Italiano, La Suerte Politica, Ciricò, Mi Vida, sembrano appartenere a una glossolalia universale più che a un idioma storico. E poiché la parole non sono indifferenti alla melodia avremo a che fare con una sorta di lingua della musica. Il tutto tecnicamente ben supportato dai compagni di viaggio di Sara Romano che interpretano mai sopra le righe la sensibilità della cantautrice. Un lavoro disteso ma non piatto capace di regalare gioie anche a palati molto distanti dai gusti proposti, tanto che anche il sopracciglio dello scrivente, ben innalzato all’inizio dell’ascolto, ha trovato subito una meno scettica posizione. Un piccolo caso per un certo modernissimo modo di intendere il cantautorato a partire dall’antico. Bene.

Luca Gori

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