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9 dicembre 2015 , , ,

None Of Us

BLACK FOUNDATION

20 novembre 2015 - This is Core Records

None Of Us BLACK FOUNDATIONDopo l'esordio con il full lenght “Further Hangin' Menace” del 2006, missato da Kurt Ballou dei Converge e masterizzato negli Stati Uniti da Alan Douches, e “Vita” del 2011, missato e masterizzato da Mike Major, i None Of Us danno alle stampe per i tipi della This Is Core Records “Black Foundation”, ennesimo concentrato di crossover che conferma la band catanese come una delle realtà più interessanti della scena alternativa. Nonostante gli angusti vincoli geografici, i None Of Us sono riusciti nell'intento di conquistarsi una discreta fama non solo legata ad un curriculum di chi può vantare importanti collaborazioni, ma anche alla coerenza e all'onestà di proporre un rock viscerale e senza fronzoli che arriva dritto alla pancia senza la mediazione di alcuna sovrastruttura. Possiamo dire che i None Of Us, formatisi nel 1998, siano stati di riflesso contaminati dall'onda lunga di quel fermento presente nella scena di Catania, proprio quando il capoluogo etneo veniva considerato la Seattle del sud, cosa che ha fatto ereditare ai Nostri un corredo genetico in cui si è inscritto il grunge nel suo versante più metal. Tuttavia, non siamo in presenza di una formula meramente derivativa, in quanto la band declina con personalità gli stilemi del grunge attualizzati da un'attitudine assimilabile al rock guitar oriented dei Foo Fighters e all'area cosiddetta post grunge e nu-metal, con derive di tipo emocore.

 

Per avere un'idea, basta l'avvio di Bleeding in The Ashes con le chitarre ciclopiche ad occupare il campo e la voce di Davide Mavica sempre a fuoco, oppure la successiva Getting Over con il suo incedere poderoso che lascia spazio ad un'apertura melodica che non ti aspetti. Incontriamo anche brani dalla doppia anima come With Open Arms che inizia come un pezzo dei Creed per finire spietato in un hardcore che si attesta in territorio Pantera. Da segnalare To Be Brave e l'inno screamo di A Piece Of You che crediamo diventerà un must delle prossime performance live. Al di là forse di una complessiva monoliticità della tracklist “Black Foundation” conferma le doti di scrittura dei None Of Us: i brani, infatti, risultano immediati all'ascolto, destinati a catalizzare l'attenzione di un pubblico trasversale e resi ancor più efficaci grazie ad un lavoro di produzione del suono che ne valorizza appieno le dinamiche. L’album non solo rappresenta un ottimo viatico per il futuro della band, ma ci fa credere che, nonostante tutta la generale apatia, ci sia ancora un fuoco che brucia sotto la cenere, ovviamente del monte Etna.

Giuseppe Rapisarda

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