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15 novembre 2015 , ,

Riserva Moac

BABILONIA

15 ottobre 2015 - Galileo MC

Riserva Moac  BABILONIALa malinconia è una bruttissima bestia e scalcia parecchio. Nostalgia è la fatica del pensiero del ritorno, è la distanza tra la memoria e il presente a configurarsi come un viaggio. Viaggio a ritroso che è sempre viaggio verso ciò che non conosciamo più. “Babilonia”, nuova uscita di Riserva Moac, descrive con esattezza questa indecisione tra viaggio e persistenza della memoria; attraverso uno speciale meticciato ritmico incontriamo l’altro come variazione sentimentale e corporea.

È per questo, ci sembra, che l’aspetto muscolare della danza ha una parte preponderante nella struttura compositiva dell’intera opera come sin da Babilonia, il brano che apre il lavoro, è facile intuire. I confini di questa fioritura carnale sono chiaramente quelli che dallo ska portano al balkan e ritorno, una spirale capace di attrarre ogni evento sonoro capiti a tiro: voci maschili, femminili, rock, contaminazioni elettro-soft, levare, fiati tiratissimi, ottimi arrangiamenti. Tutto è barocco e sovrabbondante, nel bene e nel male, e Jackpot ne è la formula decisiva con il suo levare su scale orientali a sostenere una sezione fiati estenuante nella ricerca dell’ingresso perfetto. A tutto ciò occorre sommare la nobile presenza della voce di Erriquez (Bandabardò) e un intarsio rap del quale nessuno avrebbe subito emotivamente la mancanza.

 

Tanto, troppo. La presenza di molte buone idee infatti non garantisce alcunché rispetto al loro farsi evento sonoro e tra la buona idea e l’idea giusta passa la storia della musica leggera. Per fortuna poi, però, arriva anche l’idea, arriva la sostanza di cui è fatto l’intero disco e Alcolizzato Sentimentale è un balkan-ska stupendamente provinciale che, citando apertamente Vinicio Capossela, lancia strali anarchici e invita alla sfrenatezza di una danza tinta di tristezza. Sfrenatezza contenuta immediatamente da La Verità, l’oggetto non identificato del disco, un colpo d’occhio e d’anca alla canzone pop italica contemporanea più dozzinale che sembra uscita da un talent televisivo in onda su un’emittente locale.

Lo sbandamento è repentino ma lo è anche il ritorno su binari più consueti e piacevoli con il crossover funkeggiante di Festa Social Global Underground, la sudamerica rappata di Regina del Samba e l’assedio sonoro di Mayday Midai, il brano più politico – in senso stretto – del lavoro dei Riserva Moac.

Qui si intrecciano esemplarmente la danza e quella allegria della memoria che è la nostalgia di cui si parlava in apertura. Un lavoro complesso e non pienamente all’altezza delle pretese compositive, che sembra essere stato scritto interamente in un giorno di novembre del 2002 l’ultimo minuto della grande manifestazione del Social Forum Europeo, un secondo prima che arrivassero le macchine a raccogliere carte, bottiglie di plastica vuote e qualche contestatore ubriaco.

Luca Gori

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