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23 novembre 2016 , ,

Luigi Bruno & Mediterranean Psychedelic Orkestra

ASSUD (MEDITERRANEAN PSYCHEDELIC SESSION VOL.1)

27 settembre 2016 - Bajun Records/Irma Records/Illsun Records

Luigi Bruno è un artista salentino prolifico e proteiforme che per questa uscita raccoglie intorno a sé un'antologia di quella generazione della sua terra che si è voluta dedicare con passione alla sperimentazione nel vivo della musica popolare e della cultura tradizionale senza riservare alcuna particolare forma di ossequio reverenziale né all’una né all’altra. Ci sembra nondimeno questo il merito maggiore di “Assud (Mediterranean Psychedelic Session Vol.1)” ultimo figlio artistico di Bruno e della Mediterranean Psychedelic Orkestra.

La trama compositiva del disco lavora ossessivamente sul doppio registro recupero/innovazione raggiungendo in alcuni casi ottimi risultati come nella meticcia Balkanica Pizzicata nella quale l’ironia è il collante tra i balcani e il salento pizzicato e nella quale una menzione va fatta all’eccellente incalzare del basso elettrico di Fabio Capone; al contrario in alcuni casi il risultato è modesto e sciatto (Sonido Amazonico), pur tuttavia mantenendo una certa piacevolezza di ascolto. Discorso a parte va fatto per Surfinikta, il primo singolo estratto dell’album, vede la collaborazione di Nandu Popu dei Sound Sound System e rappresenta una rilettura caleidoscopica virata in surf della tradizione sonora salentina. Qui i livelli di analisi si moltiplicano, perché se è vero che da un lato vi è il raddoppiamento dell’operazione di squartamento di una tradizione musicale operato a suo tempo da Dick Dale con l’onnipresente Misirlou; dall’altro vi è l’ironica denuncia proprio di questa corruzione dei territori e l’imbarbarimento delle civiltà. Da un lato, in Dale, la Grecia, qui il Salento con il suo vento, sole, mare, ma anche i disastri ambientali e la spoliazione turistica organizzata.

Ma è pur vero che il lavoro che in queste righe presentiamo non possiede i connotati tradizionali del disco di denuncia sociale, potremmo dire anzi che per certi aspetti non li possiede affatto intarsiato com’è di gemme musicali disparate, disilluse e a tratti volutamente spensierate. Si tratta in verità di un oggetto musicale non identificabile che spazia dalla world music al rock progressivo come nella formidabile Balkan Brown. E si passa da una posizione all’altra scivolandoci dentro, quasi questa fosse solo un punto di osservazione privilegiato su un mondo in continua trasformazione.
Una delle produzioni più colte e interessanti degli ultimi anni, senza dubbio. Ciò che dispiace è il non totale controllo che Bruno e i suoi accoliti dimostrano di avere rispetto ai registri compositivi, l’incapacità di dettare una forma media della composizione sempre in bilico tra l’eccellenza e il dimesso. Se riusciranno a venire a capo della faccenda non credo ci siano molte difficoltà ad affermarsi tra i migliori sulla scena italiana e non solo.

Luca Gori

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