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10 Agosto 2012 ,

In Her Eye Anywhere Out Of The World

2011 - Nomadism

in her eyeNati ufficialmente nel 2007, ma attivi discograficamente dal 2011, anno dell’uscita di questo primo full-length “Anywhere Out Of The World”, il trio milanese In Her Eye, composto da Aldo Beruzzi (batteria), Giuseppe Galotti (basso e voce) e Stefano Schiavella (chitarra), propone un sound che affonda le sue radici negli anni ottanta, nella dark-wave più melodica (The Cure su tutti) e nel noise sonico (Sonic Youth), ma soprattutto negli anni 90 di splendore shoegaze, con gruppi come gli Swervedriver e Dinosaur Jr.nella testa e nel cuore. C’è da dire subito però che il programma proposto, sviluppato in composizioni in inglese, è sì ambizioso negli intenti (l’ibrida varietà dei registri) ma povero nella scrittura.

 

La maggior parte delle composizioni infatti, non si fanno ricordare particolarmente e scivolano via senza colpo ferire, distinguendosi più per la scarsa verve del cantante che per altro; un modo di usare la voce quello di Galotti lamentoso e pedissequo, quasi emo, che penalizza moltissimo e influisce molto negativamente sul giudizio finale dell’opera. Dunque, pur riuscendo a non scimmiottare i propri idoli, attualizzando i suoni derivativi e aggiornandoli meglio per il grande pubblico degli anni 2000, il gruppo non risulta quasi mai originale o perlomeno convincente. Il fatto è che le canzoni (ben suonate e arrangiate bisogna dargliene atto) mancano di mordente, di nerbo, di quel furore iconoclasta tipico di quelle band a cui i nostri fanno riferimento; il muro di suono alzato dai tre è sempre troppo controllato e addomesticato, un’attitudine garbata che vuole esser punto di forza, ma non lo è, e che anziché sconvolgere, finisce incredibilmente per stancare.

 

Spetta allora a episodi come l’iniziale ‘Cause You’re Back, col suo ritornello a presa direttissima, di quelli che ti si stampano in testa anche contro la tua volontà, ai sali e scendi di basso e chitarra di See What Is Real, all’hard rock psichedelico di Ready For The Sun  e alla carica genuinamente nervosa di Dirty Cat, condurre il lavoro ad una tribolata assoluzione. Ma è davvero poco. E non è per fare i cattivelli, sia chiaro, ma da un gruppo con indubbie doti individuali, come i singoli membri degli In Her Eye dimostrano di avere in più di un’occasione, ci si aspetterebbe qualcosina di più, un maggior coraggio nell’osare, ecco. Alla prossima allora.

 

Antonio De Luca

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