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29 giugno 2012

Luca Fattori

ANICCA IN LOW-FI

2012 - Autoproduzione

Luca Fattori: "Anicca in low fiE' lo stesso Luca Fattori a fornirci alcune note del proprio background artistico: cantante marcatamente sperimentale, naturalmente predisposto a situare la propria voce in zone poco ortodosse e di confine, ha fatto parte di gruppi quali Divarikator, The Grand Wazoo e Rokkabestia Orchestra. Questo per quanto riguarda la fase più "elettrica", mentre successivamente si è dedicato in modo specifico ad approfondire le proprie possibilità vocali, fra progetti minimali (quantomeno a livello di organico) come LTD e quindi al lavoro di solo voce che è poi diventato un cd dal titolo "Corre voce" nell' ottobre del 2010 (con la collaborazione, fra gli altri, dell' ex Area Paolo Tofani). Inoltre si è dedicato a reading e performance teatrali, nonchè ad esibizioni in duo con il chitarrista classico Antonio Stragapede e con la band avant-prog-rock Prophexy.

 

A fine maggio 2012 esce, completamente autoprodotto, il suo secondo cd per sola voce e loop station, "Anicca in low fi". Nei primi pezzi possiamo trovare rumorismo assortito, improvvisazione e spirito free-form, il tutto condito da approccio in bassa fedeltà e qualche momento di puro cazzeggio sonoro, mentre Emilia tribale in vinile tiene fede al proprio titolo grazie al loop ipnotico e, appunto, al ritmo tribale. La successiva Macelleria sessuale punta sulla satira sociale, ironica ma più vicina alla forma-canzone classica, citando anche parte del pensiero di Pasolini. Lo spirito DIY è senz' altro apprezzabile e le idee ci sono anche, tuttavia tendono un po' a ripetersi: ad esempio lo stile vocale afro-reggae che sorregge buona parte dei brani più fruibili mi lascia perplesso nonostante certe buone sovrapposizioni come in Kapito mi hai o in Vedrò le differenze.

 

In alcuni momenti si riesce a lodare un certo minimalismo così come l' affermazione di un' anima freak (ma comunque pop), ma a volte è la retorica (un po' ingenua e consunta) tardo hippie 70's ad affermarsi e, sinceramente, si fatica a digerirla (Voi, il popolo, avete la forza!). Nella parte finale troviamo un momento debole (e sostanzialmente inutile) come L' unica libertà è quella dal lavoro che con il suo ritornello mandato in loop all' infinito tende ad irritare un po', così come una buona idea a metà strada fra declamazione e costruzione progressiva di voci fino al coro (fra le influenze di Luca si cita Meredith Monk e qui si potrebbe quasi tirare in ballo, come idea di fondo, quel capolavoro che è "Dolmen Music" ma anche il folklore mediterraneo isolano) per terminare con il brano più melodico e fischiettato. E quindi c' è ancora tempo per la ghost-track, usanza che speravo ormai rimossa: un brano fra voce e scordature.

 

Nell' insieme il lavoro manca di vera incisività e si fa dimenticare presto, pur non mancando qualche bella idea: più che altro appare dispersivo e un po' scollegato fra i suoi momenti puramente sperimentali e quelli invece vicini alla forma-canzone. In realtà, forse, sarebbe bastato levare qualche pezzo e diminuire il minutaggio cercando di concentrarsi sulle parti più riuscite e magari decidendo in anticipo quale vena assecondare, se quella più folle oppure quella più "tradizionale".

Andrea Fornasari

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